Visioni. “Paul McCartney: a Man on the Run”, il bel doc sulla vita dopo i Beatles

Il documentario di Morgan Neville descrive un Paul McCartney inedito. Il bel film racconta gli anni dell’artista dopo la fine dei Beatles, tra critiche, errori e un nuovo inizio creativo. Paul McCartney: a Man on the Run, visibile su Prime Video dal 27 febbraio, è un ritratto intimo del musicista nei dieci anni successivi alla rottura della band più famosa della storia della musica. Un periodo caratterizzato da insuccessi pubblici, in cui McCartney prova a reinventarsi, sotto ogni profilo. È il racconto di una vita interamente votata alla musica e, soprattutto, a un percorso di ricerca della propria identità. Morgan Neville, che ha diretto e prodotto documentari su Johnny Cash, Anthony Bourdain e Taylor Swift, nel 2014 vincitore di un Oscar per il Miglior documentario per 20 Feet from Stardom, filma la seconda vita di Paul McCartney, concentrandosi sugli anni Settanta: dall’annuncio dello scioglimento dei Beatles fino alla piena affermazione dei Wings come una dei gruppi più in voga nel decennio. La rottura dei Beatles porta con sé la paura di dovere abbandonare l’eterna giovinezza. McCartney si trasferisce con la moglie e le due figlie piccole nella fattoria che ha acquistato in Scozia per fuggire da tutte le pressioni, come sostiene nel documentario, ma non riesce nell’intento. È convinto che non avrebbe più composto, e invece dà il via alla registrazione di nuove entusiasmanti canzoni. Nel 1971 lui e Linda McCartney pubblicano Ram, che viene bollato come uno dei peggiori album di sempre, al netto di una successiva rivalutazione. Poi nascono i Wings, con lui alla voce e al basso, la moglie alla tastiera e Denny Laine alla chitarra solista, oltre a una nutrita serie di musicisti.

Il film consegna un’immagine nuova di McCartney. Un artista tenace e completamente libero, dedito totalmente alla propria musica. Un uomo che ha scelto, consapevolmente, di rischiare per potere rinascere. E che, proprio nelle cadute, ha riscontrato la sua forma più profonda di arte personale. Il titolo Man on the Run è paradigmatico. È un chiaro omaggio, oltre che un richiamo diretto, a Band on the Run, il disco che nel 1973 segna la definitiva consacrazione della nuova band, i Wings. Un album che l’artista ricorda come esemplare. Una ricostruzione che lo mette in fuga dai retaggi e dalle aspettative canoniche legate ai Beatles. Quello che compie McCartney è un vero atto d’amore e d’indipendenza definitiva. Attraverso interviste dell’epoca, registrazioni inedite, nuove testimonianze e filmati d’archivio, il documentario ricostruisce il difficile percorso dell’artista. A partire dall’accusa infamante di avere provocato la fine dei Beatles. Ma c’è di più. McCartney, come solista, viene incredibilmente sottovalutato dalla larga parte della critica. Un vero affronto storico. Nel documentario di Neville figurano filmati familiari, frammenti di concerti dal vivo, backstage in studio e registrazioni che rendono autenticamente un punto di vista privato di quella fase. La narrazione esprime un indiscutibile fascino grazie agli interventi di amici e collaboratori. Su tutte, svetta la voce di Linda McCartney, presenza fondamentale del film. Ma il convitato di pietra è rappresentato, inevitabilmente, da John Lennon. Dopo gli anni delle pubbliche avversioni, il film mostra la progressiva distensione tra i due grandi musicisti. Non si tratta della riedizione del sodalizio artistico, ma del recupero di un legame umano che supera l’eterna contesa. Un fatto è certo. Paul McCartney ha faticato parecchio per ricostruirsi un profilo e un’identità nuovi e insieme riconoscibili. Ma, alla fine, è riuscito nell’impresa.

Aggiornato il 06 marzo 2026 alle ore 20:39