“Miracolo a Milano” debutta a teatro

Uno dei capolavori firmati da Vittorio De Sica e Cesare Zavattini approda a teatro. A 75 anni dall’uscita di Miracolo a Milano, Grand Prix du Festival a Cannes, nel 1951, arriva in scena al Teatro Strehler, da domani al primo aprile, la riduzione dell’opera cinematografica. La nuova produzione del Piccolo Teatro di MilanoTeatro d’Europa è diretta da Claudio Longhi, con Lino Guanciale nei panni di Totò e Giulia Lazzarini in quelli di Lolotta, su trasposizione teatrale di Paolo Di Paolo. Per Longhi si tratta della seconda regia da direttore artistico del Piccolo. Lo spettacolo è uno dei principali eventi teatrali milanesi dell’anno: un omaggio alla città, al suo mito e alla sua complessità umana, sospeso tra realismo e favola, tra cronaca e dimensione visionaria. Non una semplice trasposizione del film del 1951, accolto all’epoca tra accuse di consolazione e sospetti di eversione, ma un attraversamento di linguaggi: dalla sceneggiatura al romanzo Totò il buono, fino agli scritti meno noti di Zavattini, in un intreccio che mette assieme letteratura, cinema e teatro.

“Da quando sono arrivato a Milano – spiega Longhi – ho sentito l’urgenza di raccontare teatralmente la città”. Il regista richiama l’eredità di Luca Ronconi e di Giorgio Strehler: come Quer pasticciaccio brutto de via Merulana per Roma o El nost Milan per il capoluogo lombardo, anche Miracolo a Milano nasce dal desiderio di misurarsi con l’identità urbana. “Guardiamo la Milano di oggi attraverso lo specchio di quella degli anni Cinquanta scegliendo una prospettiva straniante, in dialogo ideale con Bertolt Brecht. È un cortocircuito tra passato e presente”. Il regista sottolinea la natura “multilinguistica” del progetto, nato dall’intreccio tra sceneggiatura cinematografica e romanzo, e la possibilità di lavorare su un linguaggio non strettamente teatrale. Guanciale parla di un “corpo a corpo con il presente”, richiamando l’idea dell’Angelus Novus di Walter Benjamin: “È un film-cantiere, frutto di una lunga gestazione. Alla base c’era persino un soggetto firmato con Antonio De Curtis. Ci sono voluti dieci anni per arrivare al film: un laboratorio continuo tra Zavattini e De Sica che oggi torna a interrogare il nostro tempo”.

La drammaturgia, costruita con Paolo Di Paolo e un gruppo di collaboratori, innesta materiali diversi e restituisce anche il contesto storico del primo Dopoguerra e dell’avvio del boom economico. Centrale è la scelta linguistica: l’intero copione è attraversato da un milanese musicale e variegato, popolare e colto allo stesso tempo, con inserti dialettali che diventano il veicolo di un immaginario. “È stata una sfida radicale – racconta Guanciale – ma anche un’esperienza appassionante. Il teatro permette di vivere l’identità come un cantiere aperto”. Al centro resta la figura di Totò, “figlio inventato” di Lolotta, legato alla madre da un rapporto che si nutre di racconti e fantasie. “Ho fatto incontrare Totò con il Peer Gynt di Henrik Ibsen – spiega l’attore – lavorando sulla loro comune attitudine a trasfigurare la realtà attraverso la narrazione”. Fondamentale, per lui, il confronto con Giulia Lazzarini, che festeggerà i 92 anni durante le repliche, in un anno che segna anche il quarantesimo anniversario di Elvira, o la passione teatrale voluto da Strehler per lei. In scena anche le allieve e gli allievi della Scuola di Teatro “Luca Ronconi”, a rafforzare l’idea di una compagnia come comunità, chiamata a restituire il volto plurale della città.

Aggiornato il 03 marzo 2026 alle ore 17:18