Addio a Pino Colizzi, maestro del doppiaggio

È mancato Pino Colizzi, voce del cinema. Lo storico doppiatore e attore italiano, morto ieri a 89 anni, ha prestato la voce a grandi come Michael Douglas, Jack Nicholson, James Caan, Richard Dreyfuss, Omar Sharif. Pino Colizzi è stato uno di più grandi maestri del doppiaggio. Ha reso unico, per tante generazioni, il cinema italiano. Quella grande famiglia, silenziosa eppure familiare a tanti spettatori, lo ricorda con venerazione e affetto, come si fa per i maggiori caposcuola. Di lui dice, a poche ore dalla notizia della morte, il collega Antonio Viola: “Era un poeta ed un gentiluomo Ottocentesco con un modo di pensare, parlare e di esprimersi che non ho mai sentito e mai sentirò dopo di lui”. Nell’era, oggi giustamente esaltata, della versione originale e dei sottotitoli, troppo spesso dimentichiamo che quella del doppiaggio è stata un’arte insuperata in cui l’Italia è stata eccelsa e addirittura unica e che in questo pantheon di maestri, “Pino” è stata davvero uno dei più grandi.

Era nato a Roma, il 12 novembre 1937, ma ben presto si era trasferito con la famiglia a Paola e, forse per le radici foggiane della madre, aveva fatto le prime esperienze artistiche, in teatro, a Bari. La sua famiglia aveva comunque nel sangue l’arte della scena (i Colizzi e i Ferzetti erano cugini) e così il giovane Pino si diploma all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico dove insegna Orazio Costa e nel 1960 si fa notare in palcoscenico con Luchino Visconti in Uno sguardo dal ponte, in televisione con Tom Jones di Eros Macchi, al cinema con un paio di titoli a cavallo del decennio. È un attore giovane, di forte presenza scenica e per questo avrà in teatro buoni maestri come Elena Cotta e soprattutto nel Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli. Ma il suo talento emerge in pieno all’inizio degli anni Settanta quando Mauro Bolognini lo chiama per Metello e Sandro Bolchi gli affida in tivù il complesso ruolo di Vronskij in Anna Karenina al fianco di Lea Massari (1974).

In quest’interpretazione, aria distaccata, baffetto sensuale, segreto tormento, fa valere tutta la sua duttilità d’attore e seduce la grande platea televisiva con la sua voce di velluto. Al piacere della recitazione Pino Colizzi non rinuncerà mai. Lo abbiamo visto ancora nel 2015 in Alaska di Claudio Cupellini sul grande schermo. Ma è nel buio delle salette di doppiaggio che si esalta con un virtuosismo senza pari. Amato dagli americani, ricercato dai produttori italiani, ha portato nella nostra memoria la sua voce adattandola di volta in volta a stelle sempre diverse: Christopher Reeve nei primi tre episodi cinematografici di Superman, Robert De Niro nel Padrino Parte II, Martin Sheen in Apocalypse Now, perfino Franco Nero e soprattutto Robert Powell nel Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli (in cui Colizzi è anche attore nel ruolo di Jobab). La nota unica del suo lavoro è la capacità di aderire a caratteri e personaggi diversissimi senza mai perdere di vista la sua personalità che ce lo rendeva familiare fin dalla prima battuta pronunciata. Aveva smesso di calarsi nei panni degli altri nel 2010, ma continuava a dirigere il doppiaggio e, talvolta, a regalarsi qualche apparizione d’attore per dedicarsi invece, per lo più, a una discreta e colta attività letteraria. Era un uomo raffinato, un intellettuale innamorato del suo mestiere, una persona elegante e naturalmente gentile.

Aggiornato il 16 febbraio 2026 alle ore 17:49