A proposito dell’ultimo libro di Carlo Rovelli
Sull’eguaglianza di tutte le cose di Carlo Rovelli è una lettura utile, a nostro avviso, per ogni scienziato, anche per quello che si occupa di scienze umane.
Cosa ci dice la meccanica quantistica? “Che i valori delle variabili di ogni sistema sono solo relativi a un altro sistema” (p. 30). Già secoli fa, in verità, Galileo Galilei aveva intuito ciò che il pensiero scientifico ottocentesco, ben prima della rivoluzione quantistica, avrebbe appurato, vale a dire la relatività dei sistemi di riferimento. Alla domanda se una persona stesa sul lettino a prendere la tintarella si stia muovendo o meno è impossibile dare una risposta senza specificare rispetto a quale oggetto preso come riferimento. Sarà ferma rispetto al lettino ma non rispetto al sole, in quanto girerà attorno a quest’ultimo insieme alla terra. Come, allora, “non ha senso chiedersi in assoluto se un oggetto è fermo o si muove, così non ha senso parlare in assoluto dello stato di un sistema o del valore che prendono le sue variabili” (p. 40).
Non è quindi possibile descrivere eventi e variabili in termini assoluti ma solo in relazione a qualcosa. Esisterebbero, anche nel mondo quantistico, solo “prospettive” (p. 63). La fisica esamina l’“informazione relativa che i sistemi hanno l’uno dell’altro” (p. 156). Ne discende che la “verità sullo stato del mondo è sempre, in questo senso, una verità soggettiva” (p. 156).

Se la fisica quantistica si poggia non sugli assoluti ma sul relativo (a qualcosa preso come sistema di riferimento), può forse il giudizio morale sottrarsi alla limitatezza? Certo che no, argomenta Rovelli, che quel giudizio sarà sempre espressione di un determinato, relativo e nient’affatto universale, mondo valoriale.
Se così è, aggiungiamo noi, ogni scienziato nel momento in cui fa scienza (diversamente da quando non fa scienza, ma si muove come membro di una comunità politica, schierandosi per una determinata tavola di valori la cui fondatezza non può dimostrare ma solo sentire) non può non affermare la relatività di ogni ismo e di ogni anti come l’inconsistenza scientifica della pretesa di identificare come assoluto e universale qualsivoglia diritto o dovere.
Nonostante tutti i tentativi esperiti per confutarla, riteniamo ancora fondata la critica benthamiana a quelle teorie giuridiche tese a presentare come dati oggettivi preferenze soggettive.
Non esistono insomma diritti universali, umani ma solo diritti storicamente acquisiti, quindi nient’affatto naturali, in determinate società la cui opinione pubblica vorrebbe estendere, usando diversi gradi di forza, all’intero globo.
(*) Sull’eguaglianza di tutte le cose di Carlo Rovelli , Adelphi, 2025, 214 pagine, 14,25 euro
Aggiornato il 12 gennaio 2026 alle ore 15:12
