
“Un italiano sbagliato - Storia e percorsi di Pier Antonio Quarantotti Gambini” (Marsilio – Ici ed., 2025) è un saggio ben documentato di Mario Rizzarelli, scrittore e saggista, dedicato a questa singolare figura di romanziere, poeta, giornalista e organizzatore culturale, nativo di Pisino (oggi Pazin, in Croazia), cittadina quasi al centro esatto dell’Istria. Pier Antonio era figlio di Giovanni Quarantotto (che avrebbe poi mutato il suo cognome in “Quarantotti”), di sentimenti irredentisti e membro di un’antica famiglia rovignese, e di Fides Histriae Gambini, capodistriana.
Marino Micich, direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume, ha moderato la presentazione del libro, ricordando che l’iniziativa è stata organizzata dalla Società di Studi Fiumani-Archivio Museo storico di Fiume in collaborazione con l’Anvgd, Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, di Roma. Micich ha poi ringraziato l’Ufficio della Regione Friuli-Venezia Giulia nella Capitale per la concessione della sala.
Ha portato i suoi saluti Carlo Leopaldi, presidente dell’Associazione Triestini e Goriziani a Roma, sottolineando come: ”Della vita dello scrittore istriano Pier Antonio Quarantotti Gambini (1910-1965), si sapeva abbastanza poco. Questa biografia, prima in assoluto, frutto di ricerche durate anni con la raccolta di testimonianze anche inedite, ricostruisce la sua vita e opera fra Trieste, l’Istria e Venezia, raccontando − con rigore scientifico, ma con la piacevolezza di un romanzo − passioni, debolezze, amicizie, amori tormentati dello scrittore”.
I legami fra Quarantotti Gambini e l’Istria, sua terra natale, han fortemente influenzato le sue opere di narrativa e saggistica. Molte di esse, infatti, sono ambientate a Trieste e in Istria, rivisitate alla luce del ricordo, con l’amara consapevolezza, affiorante a tratti, che il mondo di cui parlano è per sempre tramontato. I suoi primi racconti, riuniti nel volume “I nostri simili” (1932), suscitano l’interesse di Eugenio Montale, che ne fa una recensione per la celebre rivista letteraria “Pegaso”: in cui, pur intuendo le potenzialità del giovane autore, riscontra, nei tre racconti in cui il libro si articola, uno psicologismo che egli definisce talvolta ingombrante, di netta derivazione mitteleuropea (da cui l’autore di “Ossi di seppia” è senz’altro lontano). “Ma d’altra parte − ha precisato la professoressa Donatella Schurzel, presidente dell’Associazione Nazionale Friuli-Venezia Giulia e Dalmazia comitato di Roma, da anni impegnata nello studio della letteratura “di frontiera” – Quarantotti Gambini fa strettamente parte di quella “pattuglia” di scrittori che – a partire dai giuliani come Italo Svevo, Umberto Saba, Giani Stuparich (l’unico, secondo Mario Rizzarelli, accostabile a Quarantotti Gambini, N.d.R.),Scipio Slataper e altri – tra fine Ottocento e prima metà del Novecento, animarono, a Trieste, una stagione letteraria originalissima, aperta proprio ai tanti influssi centroeuropei”.
Nel primo romanzo di Quarantotti Gambini (la cui famiglia, da parte materna, era fortemente irredentista), “La rosa rossa”, pubblicato nel 1937, lo scrittore affronta − con indubbio coraggio, dati i tempi, certo non propensi a riflessioni controcorrente sull’identità nazionale − il tema dei rapporti tra gli italiani, divisi tra loro da diverse appartenenze: che, in seguito, diverranno causa di altre divisioni e contrasti tra i veneto-giuliani. Dieci anni dopo, nel 1947, sarà pubblicato “L’onda dell’incrociatore”, romanzo forse la più alta creazione di Quarantotti Gambini. La vicenda si impernia sulle inquietudini di tre adolescenti che si affacciano alla vita, analizzate dall’autore con la consueta finezza psicologica, che contraddistinguerà anche la sua produzione successiva
“Oggi – ha poi ricordato Marino Micich − Quarantotti Gambini è quasi dimenticato: questo saggio di Rizzarelli gli restituisce il legittimo posto nella cultura italiana. Come significativo interprete, con gli altri autori che ricordavamo, di tutte quelle generazioni di istriani che, nelle tempeste del Novecento, si son sempre sentiti italiani per cultura ed etnia, ma non potevano rispecchiarsi pienamente nell’Italia di allora: che anzi, nel secondo dopoguerra, finì, poi, col diventargli anche ostile”.
Rizzarelli, infatti, approfondisce anche la paradossale vicenda di “antifascista epurato” che investì Quarantotti Gambini alla fine dell’ultimo conflitto mondiale e che, insieme al dolore per la perdita dell’Istria e ad altre situazioni esistenziali, lo portò a vivere l’ultima fase della vita in una condizione di disagio: sentendosi simile a uno straniero in patria, tanto da definirsi “un italiano sbagliato”.
“L’idea di scrivere questa biografia − precisa Mario Rizzarelli − mi venne quando intervistai Alvise Quarantotti Gambini, fratello di Pier Antonio, che sarebbe poi scomparso più di trent’anni dopo di lui, nel 1997. Ho voluto scriverla per individuare quello che fu il ruolo di Pier Antonio nella nascita di quel cospicuo gruppo di intellettuali, specie triestini ma non solo (vedi il goriziano Carlo Michelstaedter e il dublinese James Joyce, N.d.R.) che, tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, fecero di Trieste una delle capitali della letteratura europea del Novecento”.
(*) “Un italiano sbagliato - Storia e percorsi di Pier Antonio Quarantotti Gambini”, di Mario Rizzarelli, Marsilio editore, 2025, 388 pagine, 28,50 euro.
Aggiornato il 12 dicembre 2025 alle ore 13:34
