Il Nobel per la Letteratura 2025 allo scrittore ungherese Lazlo Krasznahorkai

I libri di László Krasznahorkai sono segnati dal vuoto e dalle attese, sospensioni e ritorni e le dilanianti tensioni ambientate nella fangosa campagna ungherese del romanzo d’esordio Satantango fino a Melancolia della resistenza, o Guerra e guerra. Ieri, l’Accademia di Svezia gli ha assegnato il Premio Nobel per la Letteratura 2025, “per la sua opera avvincente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte”. La filosofa e storica statunitense Susan Sontag lo ha definito “Maestro dell’Apocalisse”. Krasznahorkai racconta tutto nei particolari, fatti e persone, “esaminando – per usare sue parole – la realtà sino al limite della follia”, per avvincerci con la tensione del procedere degli avvenimenti e i pensieri dei suoi personaggi, ma la forza del romanzo è nella lingua, nel procedere per periodi lunghissimi, tutti subordinate, in una magmatica, lenta colata lavica di parole, di frasi che avvolgono e catturano con la loro meticolosità di particolari e forza visionaria, in un andamento ipnotico che non conosce pause dall’inizio alla fine.

Nasce nel 1954 a Gyula, nel sud-est dell’Ungheria, vicino al confine con la Romania, un’area rurale remota, segnata da una desolazione, non solo fisica, che spesso torna nei suoi libri. È autore di romanzi e raccolte di racconti con cui ha vinto tutto, dall’International Man Booker Prize nel 2015, si è aggiudicato il National Book Award for Translated Literature nel 2019 e ora il Premio Nobel, finalista al Premio Gregor Von Rezzori e al Premio Strega europeo 2017. Contrariamente a quanto accade di solito questa volta a vincere il prestigioso riconoscimento, che gli sarà consegnato il 10 dicembre, è uno scrittore da anni indicato tra quelli papabili. In Italia le sue opere sono pubblicate da Bompiani a partire dal romanzo d’esordio Satantango, che portava in epigrafe il motto kafkiano: “In tal caso, mi perderò la cosa aspettandola”. Il romanzo è stato trasformato in un film molto originale nel 1994 in collaborazione con il regista Béla Tarr e gli ha regalato subito la popolarità. Nel 1998 segue Melancolia della resistenza, un fantasy horror che sfiora il grottesco con la storia del circo e della balena imbalsamata.

Se Il ritorno del Barone Wenckheim è ancora di ambientazione ungherese in Guerra e guerra dalla sua sperduta provincia si arriva fino a New York attraversando il tempo e lo spazio, dove la cifra di brutalità e bellezza tipica dello scrittore ritorna con forza. Con i racconti di Seiobo è discesa quaggiù, lo scrittore indaga sull’arte e qui compie anche un’incursione in Italia dalla Firenze del Perugino alla Scuola gande di San Rocco a Venezia. Tanto è convinto che la forza dell’arte e della bellezza sia in grado di sconfiggere il buio del mondo. “Quello che sta succedendo in Ucraina ci fa pensare che siamo davanti a una situazione in cui la forza maggiore vincerà sulla forza minore”, ha detto in un’intervista all’Ansa in occasione di Libri come. “Tuttavia secondo me nei confronti di qualsiasi forza distruttiva l’unico modo per combatterla è la debolezza della gentilezza”. Il suo prossimo romanzo, Panino non c’è più, uscirà l’anno prossimo in Italia per Bompiani.

Lazlo Krasznahorkai ha detto che lo “rattrista molto pensare alla situazione attuale del mondo, l’essere umano è la mia ispirazione più profonda”. Naturalmente si è detto “molto felice e orgoglioso del premio. Perché far parte di una stirpe che annovera così tanti grandi, davvero grandi scrittori e poeti mi dà la possibilità di usare la mia lingua, la mia lingua madre, l’ungherese”. La sua prima giornata da Premio Nobel per la Letteratura l’ha trascorsa ‘‘nell’appartamento di un amico malato. Sono andato a trovarlo a Francoforte sul Meno”. Abitualmente vive Ungheria, vicino a Budapest, in cima a una collina. “E vivo anche a Trieste e a volte a Vienna. In realtà, la vecchia monarchia austro-ungarica. A scuola in Ungheria ho studiato il latino, e il Rinascimento italiano è stato sempre il mio grande amore. Quando sono in Italia è come se mi avessero dato una botta in testa, perché da ogni parte mi arriva un’influenza fortissima”.

Aggiornato il 10 ottobre 2025 alle ore 15:42