
Gene Hackman è morto. L’attore 95enne e la moglie, la 63enne pianista Betsy Arakawa, sono stati trovati morti nella loro casa di Santa Fe, nel New Mexico. Anche il loro cane è stato trovato senza vita. La polizia è intervenuta su segnalazione di un vicino. Lo riportano i media internazionali. Adan Mendoza, lo sceriffo della contea di Santa Fe, ha confermato che “Gene Hackman e sua moglie sono stati trovati morti mercoledì pomeriggio nella loro residenza di Sunset Trail. C’è un’indagine in corso”. Mendoza ha affermato che non ci sono state evidenti indicazioni di un atto criminale. Ma non ha fornito la causa del decesso né ha detto quando la coppia potrebbe essere morta. “Tutto quello che posso dire è che siamo nel bel mezzo di un’indagine preliminare sulla morte, in attesa dell’approvazione di un mandato di perquisizione”. Secondo una ricostruzione del sito Tmz, la polizia di Santa Fe sarebbe entrata nella villa di Gene Hackman e della moglie Betsy Arakawa in seguito alla segnalazione di un vicino e avrebbe trovato i corpi senza vita della coppia e di un cane mentre altri due cani sarebbero sopravvissuti. I cadaveri si troverebbero lì da almeno un giorno, avrebbe detto a Tmz lo sceriffo Mendoza.
Trovati i corpi, gli agenti avrebbero chiesto un mandato per condurre ricerche più accurate. Mendoza avrebbe detto a Tmz che i corpi non mostravano segni di traumi. Intanto, Michael Baden, un perito patologo intervistato dalla Fox, ha avanzato due ipotesi sul decesso di Hackman e della moglie. La prima riguarda un “avvelenamento accidentale da monossido di carbonio”. Secondo Baden una teoria è che il motore di un’auto del garage della villa fosse rimasto acceso e che i fumi di scarico siano entrati in casa avvelenando mortalmente la coppia e il loro cane. “Non hanno sentito male, si sono semplicemente addormentati”, ha detto Baden. La seconda ipotesi di decesso potrebbe riguardare anche un guasto a una caldaia da cui sarebbe partita una fuga di gas. Anche la famiglia di Gene Hackman sospetta un avvelenamento di monossido di carbonio come causa della morte. Lo avrebbe detto Elizabeth, una dei tre figli del leggendario attore statunitense, a Tmz. Elizabeth avrebbe detto che la polizia non ha trovato elementi che possano far pensare a un atto criminale.
Il ritratto di Gene Hackman
Nel corso di una carriera durata più di sei decenni, Gene Hackman (al secolo Eugene Allen, nato a San Bernardino, California, il 30 gennaio 1930) ha ricevuto due premi Oscar, due Bafta, quattro Golden Globe, uno Screen Actors Guild Award e un Orso d’argento a Berlino. Ha interpretato, ricordano i media internazionali, più di cento ruoli. Dell’attore restano 5 romanzi tra finzione storica, avventura e thriller, un paio di vittorie come pilota automobilistico e un asteroide (il 55397 Hackman) a lui dedicato. Padre tipografo, madre canadese e incallita fumatrice (morirà a causa dell’incendio del suo letto) il giovane Hackman ha un’infanzia tranquilla nell’Illinois dove si è sposato il padre finché i genitori non divorziano quando ha 13 anni: a 16, dopo aver dichiarato che gli sarebbe piaciuto fare l’attore, Gene si arruola nei marines come radio-ricevitore e parte per la Cina, il Giappone, la Hawaii. Approdato a New York nel 1951, si destreggia fra mille lavoretti, studia giornalismo all’Università dell’Illinois per poi spostarsi a Los Angeles e sposare Faye Maltese, che in trent’anni di matrimonio gli darà tre figli. Iscritto alla Pasadena Playhouse, fa le sue prime prove d’attore e divide casa con altri due aspiranti di talento, Dustin Hoffman e Robert Duvall. Debutta in tivù nel 1961, recita nell’off Broadway, si fa notare al cinema in Lilith – La dea dell’amore di Robert Rossen (1964), con Warren Beatty. Già in questo periodo conferma la sua versatilità espressiva, la propensione per ruoli da “duro” e da “bad guy”, incarna il perfetto prototipo del giovane americano rotto alle asprezze della vita.
Nel 1967 con Gangster Story di Arthur Penn si guadagna la prima nomination all’Oscar come non protagonista e si iscrive alla formidabile squadra di attori che faranno la fortuna della New Hollywood. Il suo Jimmy “Braccio di ferro” Doyle, poliziotto senza scrupoli de Il braccio violento della legge diretto da William Friedkin nel 1971 ne fa una star internazionale grazie all’Oscar come miglior protagonista. Da lì in poi comincia una sequenza di film memorabili: Lo spaventapasseri di Jerry Schatzberg, con Al Pacino, La conversazione di Francis Coppola, Stringi i denti e vai di Richard Brooks (il primo western), Reds di Warren Beatty. Gli studios lo coinvolgono anche in operazioni di taglio diverso dalla commedia (un indimenticabile cameo in Frankenstein Jr. di Mel Brooks) al fantasy (Superman di Richard Donner nella parte dell’arcinemico Lex Luthor). Una carriera che splende per oltre quarant’anni fanno di Gene Hackman un gigante sopravvissuto al declino, alla rinascita e alla trasformazione di Hollywood fino alle soglie degli anni 2000. Tra i molti altri suoi film che meritano di essere rivisti: i thriller politici come Senza via di scampo di Roger Donaldson, Uccidete la colomba bianca di Andrew Davis o Potere assoluto di Clint Eastwood, i drammi sociali da Mississippi Burning di Alan Parker a Power di Sidney Lumet, i polizieschi processuali (Il socio di Sydney Pollack, Under Suspicion di Stephen Hopkins La giuria di Gary Fleder) il ritorno al western con Gli spietati di Clint Eastwood che gli valse il secondo Oscar nel 1993 e poi Wyatt Earp di Lawrence Kasdan e Geronimo di Walter Hill. Costretto a rallentare l’attività dal 1990 per problemi cardiaci, Gene Hackman si risposa un anno dopo con la musicista Betsy Arakawa, ma non manca di scegliere due copioni agli antipodi prima di ritirarsi definitivamente nel 2004. Tre anni prima ha vestito i panni del patriarca nella famiglia dei Tenenbaum (il film rivelazione di Wes Anderson) e nel 2004 sceglie per il suo congedo la satira politica di Due candidati per una poltrona diretto da Donald Petrie.
Se sullo schermo non rinuncia mai a fotografare le contraddizioni, la follia, la violenza del suo paese proponendosi come l’opposto di ciò in cui crede (era un convinto democratico e detestava Richard Nixon), in privato Gene Hackman si dimostra un raffinato cultore della storia come si vede nei suoi migliori romanzi e un appassionato esperto di pittura, musica e letteratura europea. Ama sentirsi una contraddizione vivente e lo mostra al cinema con la beffarda ironia che ogni volta intuiamo nel suo sguardo. “Ispiratore e magnifico”, sono le parole con cui Francis Ford Coppola rende omaggio e loda il “grande artista” Gene Hackman, con il quale aveva collaborato in particolare al film cult, Palma d’oro a Cannes, La conversazione del 1974, assieme a Robert Duvall, Frederic Forrest, John Cazale, Harrison Ford. “La perdita di un grande artista – ha detto Coppola – è sempre motivo di lutto e di celebrazione: Gene Hackman era un grande attore, stimolante e magnifico nel suo lavoro e nella sua complessità. Piango la sua perdita e celebro la sua esistenza e il suo contributo”.
Aggiornato il 27 febbraio 2025 alle ore 17:55