Genova, “Ianua” e il Medioevo

Intervista ad Antonio Musarra

Lo scorso 20 gennaio si è chiuso a Genova il convegno inaugurale del progetto storico-culturale Ianua. Genova nel Medioevo, che per un anno permetterà di conoscere la grandezza, l’influenza e il ruolo del capoluogo ligure nel periodo medievale. Un enorme successo, che ha visto l'affluenza di migliaia di persone e la presenza dei più validi studiosi del Medioevo genovese. Tra questi, Antonio Musarra, professore associato di Storia medievale presso la Sapienza-Università di Roma, esperto di Storia delle crociate, di Storia della navigazione, nonché della Storia medievale di Genova, sua città natale. Musarra, di cui è recente la pubblicazione del volume L’isola che non c’è. Geografie immaginarie fra Mediterraneo e Atlantico (Il Mulino), curatore del progetto Ianua per conto del Comune di Genova, risponde ad alcune domande sul successo dell’evento genovese, nonché sulla centralità della storia e della divulgazione.

Professor Musarra, 5mila presenze a un Convegno sono una novità per l’intera Penisola. Di che si tratta?
Sì, non ce l’aspettavamo. Il 19 e il 20 gennaio abbiamo celebrato, a Genova, nella splendida cornice di Palazzo Ducale, un Convegno volto a fare il punto sulla presenza genovese nel Mediterraneo medievale. Lo abbiamo chiamato l’Impero di Genova. La collaborazione di Limes. Rivista italiana di geopolitica e la cura di Marco Ansaldo sono stati un vettore importante. Così come la presenza di Alessandro Barbero, chiamato a tenere le conclusioni. Ciò che ha stupito, tuttavia, è l’attenzione con cui le molte persone presenti hanno ascoltato le relazioni, per nulla facili, esternando un desiderio di partecipazione inusitato. Non si trattava d’una lezione-spettacolo ma d’un Convegno scientifico. Siamo rimasti basiti.

Si tratta di qualcosa su cui riflettere. Genova e il suo Medioevo, dunque. Cosa c’è di speciale?
Siamo di fronte a una vicenda straordinaria, assai meno nota di quella veneziana. Forse, per questo, di enorme interesse. Tra l’XI e il XV secolo, i Genovesi costruiscono miriadi d’insediamenti tra il Mediterraneo e il mar Nero. La Crimea è a lungo genovese. Sono presenti a Pera, di fronte a Costantinopoli, per nulla un quartiere della capitale imperiale: una vera e propria città genovese. Sono presenti a Cipro, in Terrasanta, in Egitto, a Tunisi, ovunque nel Tirreno – a partire dalle sue grandi isole – e poi, ancora, nel meridione francese, nella penisola iberica, lungo le coste portoghesi, in Inghilterra, nelle Fiandre. Abbiamo voluto fare il punto su questa storia, ricostruibile grazie a una documentazione abbondantissima, conservata in prevalenza (ma non solo) presso l’Archivio di Stato di Genova.

La città si riappropria della sua storia, dunque. Prevedete altre iniziative?
Eccome! Il Convegno si situa all’interno di Ianua. Genova nel Medioevo: un progetto fortemente voluto dal comune di Genova, che ci accompagnerà per tutto l’anno. L’obiettivo è quello di mostrare la ricchezza di questa storia seguendo un modello di divulgazione virtuosa. Nel corso dell’anno, le principali istituzioni culturali cittadine promuoveranno mostre, cicli di conferenze, presentazioni di libri, momenti ludici espressamente dedicate al medioevo cittadino; al contempo, assieme a un team di giovani ricercatori, formeremo un centinaio di divulgatori scientifici che, in ottobre – per la precisione, tra l’11 e il 13 – avranno il compito di svelare quanto del Medioevo genovese è rimasto in città.

Un modello di “divulgazione virtuosa” è stato detto. Perché?
Esattamente. Siamo convinti che divulgare non significhi semplificare o banalizzare. Significa, invece, comunicare un sapere certificato con lo scopo di rendere la cultura accessibile a tutti. Non esiste l’alta o la bassa divulgazione; la divulgazione è buona o cattiva. Il “modello Genova” è un modello vincente e virtuoso, perché si fonda sulla seria ricerca scientifica, i cui risultati sono trasmessi alla comunità. È finito il tempo delle Torri d’Avorio. La cultura è, oggi, forse, l’ultimo antidoto contro l’autoritarismo strisciante – non palesato, come nei totalitarismi – che silenziosamente ci circonda. Bisogna saper cogliere questa opportunità!

Ho l’impressione che il Medioevo stia godendo di una profonda riscoperta, anche tra i giovani. Pensa che l'interesse per il periodo medievale possa definirsi come una sorta di “moda”?
Non saprei. C’è sicuramente un’ampia attenzione. Lo registriamo in più parti della penisola. È un po’ come l’Oriente. Si può essere malati d’Oriente. Una parola-contenitore, che trasmette una vasta gamma di emozioni, che vogliono dire tutto e niente. Ebbene: si può essere malati anche di Medioevo, collocandovi ogni parto della fantasia. Medievalismo fa rima con orientalismo. Il primo è l’altrove nel tempo, il secondo è l’altrove nello spazio. C’è anche voglia di conoscere cosa di vero sia presente dietro la patina dell’immaginario. Come vivevano, cosa pensavano. Oggi, questo è possibile. Sappiamo come comunicare contenuti di eccellente qualità scientifica. Facciamolo!

Aggiornato il 26 gennaio 2024 alle ore 05:15:05