Visioni. “Saltburn”, un compiaciuto esercizio di stile

Saltburn di Emerald Fennell è una stucchevole provocazione che non scandalizza. Non provoca. Un compiaciuto esercizio di stile che ostenta un’improbabile originalità. La sua lotta di classe, raccontata con fiero snobismo, è debitrice di almeno una mezza dozzina di modelli vari: dal Talento di Mr. Ripley di Anthony Minghella ad American Psycho di Mary Harron, dal Sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos a Shining di Stanley Kubrick, da Love Actually di Richard Curtis fino al Teorema di Pier Paolo Pasolini. Presentato in anteprima alla 18ª edizione della Festa del cinema di Roma, il film è stato distribuito in Italia direttamente sulla piattaforma Prime Video dal 22 dicembre 2023. La storia ambientata a Oxford, nel 2006, racconta le vicende di Oliver Quick (un inquietante Barry Keoghan), che frequenta l’ateneo grazie a una borsa di studio. Il ragazzo appartiene alla classe piccolo-borghese e agogna la frequentazione di Felix Catton (un magnetico Jacob Elordi), bello e aristocratico compagno d’università. I due stringono un’appassionata amicizia. Arriva l’estate e Felix invita Oliver a trascorrerla nella tenuta familiare, Saltburn. Una sontuosa dimora nella campagna inglese, governata dalla madre di Felix, Lady Elspeth Catton (una stralunata Rosamund Pike), dal marito Sir James Catton (un bizzarro Richard E. Grant), dalla figlia Venetia (una tormentata Alison Oliver), sorella di Felix, e da Farleigh (un sardonico Archie Madekwe), il cugino e l’amica di famiglia Pamela (un’eccentrica Carey Mulligan). Per l’anaffettiva famiglia, Oliver rappresenta il nuovo “giocattolo” estivo. Ma, lentamente, il ragazzo riesce a manipolare l’intero gruppo di famiglia in un interno. Seduce Venetia e il cugino Farleigh, incuriosisce Sir Catton ma, soprattutto, affascina Elspeth. Anche se il cuore delle attenzioni e delle ossessioni rimane l’amato-odiato Felix. Oliver usa il sesso e l’adulazione con un obiettivo manifesto: la conquista del potere di Saltburn.

Il racconto di Emerald Fennell, autrice premiata nel 2021 con l’Oscar per la Miglior sceneggiatura originale per Una donna promettente, mette in scena un dramma che diventa presto comico-grottesco. Ma in Saltburn l’ironia è talmente sbiadita che, in realtà, la regista sembra allegramente aderire, anche ideologicamente, al contesto che vuole mettere alla berlina. Lo psico-thriller grossolanamente perturbante è un inno al cattivo gusto travestito da critica sociale e politica. Il gioco narrativo è maldestramente scoperto. Lo sguardo didascalico della cineasta britannica ha lo scopo di stupire e sconcertare. Ma lo spettatore prevede, quasi teleguida ogni svolta, con rassegnato imbarazzo. Come a teatro, i fatti sconvolgenti della storia, accadono fuori campo e vengono commentati sulla scena. Barry Keoghan è considerato uno dei talenti del cinema contemporaneo. In verità, ancora una volta, come nel Sacrificio del cervo sacro e negli Spiriti dell’isola di Martin McDonagh, si segnala per la sua esibita inespressività. Interpreta ogni personaggio con la stessa noncurante protervia. La scena finale non sconvolge. Testimonia, suo malgrado, la mancanza assoluta del senso del ridicolo.

Aggiornato il 26 gennaio 2024 alle ore 08:48:20