Piazza Tienanmen simbolo di libertà e pluralismo

L’economia della Cina misurata in dollari e non in yuan registra la fine del boom che ha dominato per 4 decenni. I sogni di crescita e benessere della Generazione Z trovano ostacoli con la politica imposta da Xi Jinping al potere dal 2012. C’è infatti una svolta nella politica di apertura e d’integrazione al mercato mondiale. Il 2023 è l’anno che ha certificato il passaggio a una fase di ristagno. Ne è la prova l’aumento del prodotto interno (il più basso dagli anni Novanta, anche escludendo le conseguenze del drammatico periodo della pandemia da Covid). Cosa sta succedendo al gigante dell’Asia? Ci sono due fattori negativi che si stanno ampliando: la questione demografica, con una riduzione di circa 2 milioni di abitanti (circostanza che non accadeva da 60 anni). Il secondo riguarda la crisi immobiliare dopo la crisi di alcune grandi imprese del settore: milioni di case non finite, abitazioni a costi troppo elevati per le retribuzioni dei dipendenti pubblici e soprattutto per i giovani che hanno difficoltà a trovare lavoro, a sposarsi, a fare figli (il cui mantenimento è cresciuto in maniera eccessiva).

Il terzo aspetto riguarda la produttività, fortemente in calo, a causa delle difficoltà di fare impresa, dal momento che le priorità dei vertici di Pechino sono concentrate sulla sicurezza nazionale. I maggiori investimenti vengono concentrati nell’apparato politico-militare. Molti sforzi vengono rivolti alle mire espansionistiche siano esse verso Taiwan, Hong Kong, Singapore o il controllo dell’Oceano Pacifico entrando in conflitto con gli Stati Uniti e i suoi alleati. Le restrizioni della libertà di stampa, i dubbi della credibilità del sistema di rilevamento statistico cinese non consentono di avere un quadro di riferimento preciso di quanto sta accadendo, anche se il primo ministro Li Qiang al World Economic Forum di Davos della settimana scorsa ha cercato di rassicurare il mondo imprenditoriale mondiale che la Cina continuerà la marcia di grande potenza economica e militare.

La bolla immobiliare, il settore edilizio e delle costruzioni, che vale circa un terzo del Prodotto interno lordo, sta creando tensioni nella gestione amministrativa delle grandi città e i giovani, pur non esprimendolo pubblicamente, manifestano, in molti modi e in varie occasioni, insoddisfazione e dubbi sul loro futuro. Tra qualche mese arriva un appuntamento tabù per i vertici politici di Pechino. Il 4 giugno 2024 ricorreranno 35 anni dal massacro delle ragazze e dei ragazzi di Piazza Tienanmen che si sono battuti per la libertà e il pluralismo. Una pagina rimossa da qualsiasi testo di storia, dagli archivi televisivi, dai siti Internet. Eppure quella pagina è impressa nella memoria di tutto il mondo occidentale che ritiene la libertà di pensiero, di movimento, una pietra fondamentale della cultura politica, economica, culturale e religiosa.

Per la prima volta l’anno scorso dopo la sospensione per il Covid le autorità di Pechino hanno usato le maniere forti, proibendo la veglia in ricordo delle vittime che si era tenuta per anni a Hong Kong. A 35 anni dalla repressione il giornalista Sergio Menicucci (collaboratore dell’Opinione fin dai tempi del direttore Arturo Diaconale) ci riporta, con il libro Giovani e Libertà, in ricordo dei ragazzi di piazza Tienanmen, alle atmosfere e alla tragedia (con foto esclusive del telegiornalista Antonio Gabriele Cardin della Rai) dei tanti ragazzi massacrati dai carri armati inviati da Deng Xiaoping e dagli alti vertici di potere per reprimere le aspirazioni degli universitari e di migliaia di operai, alle atmosfere e alla tragedia, che in quella primavera tennero in scacco il regime.

Aggiornato il 24 gennaio 2024 alle ore 12:16:04