Bassano del Grappa: omaggio a Canova nel bicentenario della morte

Il 2022 è l’anno di Antonio Canova: cadono i 200 anni dalla morte avvenuta a 65 anni, il 13 ottobre 1822. Per le celebrazioni, nelle principali città dove il grande artista ha svolto la sua attività, a Venezia, a Napoli e soprattutto a Roma, sono stati dedicati importanti eventi per illustrare e far conoscere più approfonditamente l’opera, ma certamente l’iniziativa più significativa è quella conclusiva, che si potrà vedere dal prossimo 15 ottobre fino al 26 febbraio 2023 a Bassano del Grappa (Vicenza), da sempre uno dei luoghi più significativi per la conoscenza di Antonio Canova, perché, come è noto, custodisce uno dei più ampi fondi al mondo per lo studio del massimo esponente del Neoclassicismo.

A differenza di tutti gli altri progetti, questo che conclude le celebrazioni non è stato semplicemente concepito per esaminare la sfera estetica canoviana, ma è stato pensato per offrire uno sguardo complessivo sull’uomo, e non solo sullo scultore e sul pittore, ricostruendo un’immagine attuale e spesso ignorata di una delle personalità più significative vissute a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Curata da Giuseppe Pavanello e Mario Guderzo con il coordinamento scientifico di Barbara Guidi, organizzata dai Musei Civici di Bassano del Grappa e dal Villaggio globale international e posta sotto l’egida del “Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario della morte di Antonio Canova”, la rassegna, “Io Canova. Genio europeo”, è un percorso in cui costituito dal considerevole patrimonio artistico e documentario presente nella cittadina vicentina a cui si sono aggiunti importanti prestiti, complessivamente 150, provenienti da altre città italiane ed europee.

Tutto questo prezioso materiale, raccolto e suddiviso in tre filoni espositivi (“L’uomo e l’artista”, “Canova e l’Europa”, “Canova nella storia”) permette di esplorare aspetti mai affrontati prima in una mostra, tra cui la formazione, le passioni di collezionista, diplomatico, difensore delle arti, la partecipazione alla storia europea di questo straordinario artista che orientò il gusto di un’epoca. È anche un’occasione per ammirare opere sparse in tutt’Europa, come ad esempio, solo per citarne alcune, il marmo della “Principessa Leopoldina Esterhazy Liechtenstein”, il grande gesso della “Religione” dei Musei Vaticani, l’imponente “Marte e Venere” dalla Gipsoteca di Possagno, realizzato per Giorgio IV d’Inghilterra, “l’Endimione dormiente” dall’Accademia di Belle Arti di Ravenna o la “Danzatrice col dito al mento” della Pinacoteca Agnelli. Ma la mostra fa anche capire attraverso molte opere il contesto in cui Canova visse e operò: tra queste, il “Ritratto del Senatore Abbondio Rezzonico” di Batoni, il “Ritratto di Clemente XIII” di Mengs e quello “dell’Imperatore Napoleone Bonaparte” di Gérard, i preziosi dipinti di Tiepolo e Moretto da Brescia appartenuti a Canova, fino ai capolavori di Paolo Veronese, Ludovico Carracci e Guido Reni che egli stesso ricondusse in Italia nel 1815 grazie a una sua audace missione diplomatica.