In Europa il ritorno del Naturalismo

Un movimento culturale ma anche politico

Alla sala stampa della Camera dei deputati, l’avvocato Gabriele Nappi, già collaboratore della cattedra di Filosofia politica delle Università di Bari (Giurisprudenza) e di Napoli (Scienze politiche), e dirigente del Mef a Roma e della Direzione regionale delle Entrate a Napoli, ha presentato una serie di suoi saggi sul recupero storico – in corso, oggi, nella cultura europea – del Naturalismo come movimento non solo culturale, ma anche politico. A questa fondamentale corrente della cultura inizialmente francese, poi europea, tra Ottocento e Novecento, Nappi ha dedicato, infatti, diversi saggi: come Movimento naturalista. Dall’Ottocento francese alla contemporaneità politica – Tra sociologia, politica e ambiente (già presentato in conferenza stampa al Parlamento nel 2015, contestualmente alla commemorazione della morte – 1893 – del francese Hippolyte Taine, fondatore del Movimento naturalista), I fondamenti della dottrina del naturalismo dalla letteratura alla politica, e Naturalismo in marcia. “Proprio En marche, non a caso – osserva Nappi – si chiama il movimento politico di Macron, che si rifà molto al Naturalismo francese applicato alla politica”.

Nativo, – come Giordano Bruno – di Nola, Nappi ha fondato poi il Movimento naturalista internazionale: con sede a Pompei, a suo tempo probabile città natale del latino Tito Lucrezio Caro, col suo De rerum natura, poeta naturalista per eccellenza. Con tale movimento, Gabriele ha anche presentato una lista al Senato, per la Regione Puglia, alle politiche del 2013. “Ringraziamo l’onorevole Cosimo Adelizzi, che ci ha messo a disposizione questi spazi”, ha aggiunto Nappi. “Era doveroso – ha sottolineato Adelizzi – parlare, in un luogo come la Camera, dell’importanza di naturalismo e ambientalismo per rendere più’ sana la società in cui viviamo; non a caso, noi di Impegno civico abbiamo presentato recentemente un Ddl sul clima, che punta anzitutto a ridurre fortemente, su scala nazionale, le emissioni di anidride carbonica”.

“Non sono solo sul terreno dell’ecologia – ha proseguito il fondatore del Movimento naturalista internazionale – le possibili applicazioni socio-politiche del Naturalismo. Sin dal suo esordio nella cultura transalpina, nella seconda metà dell’800 (con autori come Honoré de Balzac, Gustave Flaubert, i fratelli De Goncourt, Guy de Maupassant, e, soprattutto, Émile Zola), questo movimento, legato al Positivismo, e determinante a sua volta per la nascita anche del Verismo italiano (da Giovanni Verga a Luigi Capuana e al Luigi Pirandello giovane, ndr), influì fortemente sulla società francese, in senso garantista e antirazzista. Basti pensare allo storico appello di Émile Zola, uscito il 13 gennaio 1898 sul quotidiano liberale radicale L’Aurore, “J’accuse”: in difesa dell’ufficiale francese, ebreo, Alfred Dreyfus, ingiustamente accusato di spionaggio a favore della Germania”.

Rosario Pinto, docente emerito all’Accademia di Belle arti di Napoli e Catanzaro, e docente di Storia dell’Arte sacra presso la Scuola di alta formazione di Arte e Teologia della Pontificia facoltà di Teologia dell’Italia meridionale, ha ripercorso nei dettagli le origini del Naturalismo in Francia (con Auguste Comte, uno dei padri della sociologia, e, soprattutto, Ippolite Tayne, il filosofo, storico e critico letterario che è stato punto di mediazione tra Naturalismo, positivista, e Idealismo) e nella stessa Russia (dove il Naturalismo si è espresso più sul piano letterario e delle arti figurative).

“Non vanno dimenticate, poi, le applicazioni del Naturalismo all’economia, specie industriale: vedi l’opera di imprenditori come Adriano Olivetti, volta a creare, nelle aziende, uno spirito fortemente comunitario e solidaristico, e del suo discepolo Umberto Serafini, tra i fondatori, nei primi anni Cinquanta, del Consiglio dei Comuni d’Europa. Infine, un personaggio oggi quasi dimenticato, l’abruzzese Angelo Camillo De Meis (1817-1891), patriota, medico e filosofo appunto su basi naturaliste: per il quale, “tutto ciò che esiste nel mondo fisico ha una matrice ideale, per cui il fatto ci è misura dell’idea e l’idea del fatto” (tesi che, osserviamo, contribuisce, tra l’altro, a chiarire meglio, in Platone, la possibile natura delle idee, rimasta sempre molto vaga nel suo pensiero, ndr). Mentre il personalismo di Emmanuel Mounier e di Jacques Maritain (che fu, tra l’altro, amico di Papa Paolo VI, ndr) testimonia la fioritura del pensiero naturalista anche in campo cattolico”.

Aniello Clemente, docente all’Istituto “Tasso” di Sorrento, ha ripercorso infine lo sviluppo del pensiero di Charles Darwin, naturalista “di professione e di cultura”: evidenziando specialmente i dubbi, sempre però costruttivi, dello scienziato – di famiglia credente anglicanasull’esistenza di Dio (che egli non nega, ma della quale non riesce a trovare prove logicamente inoppugnabili, restando quindi sostanzialmente agnostico) e sulla conciliabilità di creazionismo ed evoluzionismo (ammessa poi, tra Ottocento e Novecento, anche dalla Chiesa cattolica, pur con alcune importanti correzioni della teoria del naturalista britannico).