Don’t Worry Darling, il lato oscuro di un mondo perfetto

Un incrocio tra The Truman Show di Peter Weir e Pleasantville di Gary Ross, ma in chiave horror. Don’t Worry Darling di Olivia Wilde, in sala da domani, è un film che racconta il lato oscuro di un mondo artificialmente perfetto. Presentato in anteprima mondiale, fuori concorso, a Venezia 79, arriva al cinema distribuito da Warner Bros. Un thriller distopico femminista interpretato da Harry Styles e Florence Pugh. Al Lido per l’ex One Direction si è registrato il delirio di fan.

Nel film Jack (Styles) è un ingegnere in carriera che vive con la moglie Alice (Pugh), partecipando al progetto Victory, in un’oasi del deserto americano, un piano segreto nell’America degli anni Cinquanta di ordine e disciplina organizzato da una sorta di messia sexy (Chris Pine): gli uomini lavorano allo “sviluppo di materiali avanzati”, le mogli in perfetto stile dell’epoca, come fossero nei resort di lusso di Palm Springs, puliscono casa, cucinano e vanno a fare shopping e fitness. Un mondo perfetto, controllato, una bolla appunto, che nasconde ben altro.

“Il film – sostiene Olivia Wilde – ci dice a quale prezzo viviamo nella comfort zone, anche oggi ignoriamo cosa avviene nel mondo per permettere a noi di essere in queste bolle. Il controllo del caos, i piani di perfezione sono fascismo, cercare di controllare l’essere umano non è mai una buona idea. Il film è intrattenimento, ma anche provocazione: le rotture sono fondamentali per scuotere la società”. Il punto di rottura è il femminile: la protagonista Alice scopre a che prezzo stanno vivendo quel mondo perfetto e cerca di fuggire.

“La voce delle donne – continua Wilde – voglio che venga ascoltata. Don’t worry darling non è una parabola femminista, ma una provocazione sul ruolo che da sempre hanno le donne, voglio che il pubblico sia ispirato da questa eroina rivoluzionaria che non accetta sottomissioni e controllo, sono le supereroine di cui abbiamo bisogno oggi”. Per la regista, “il potere, l’abuso di potere, fa parte dell’iconografia fascista, ci sono verità storiche in questo film come il Progetto Manhattan (il programma di ricerca che portò alla bomba atomica), ma sono convinta che dica molto anche sull’oggi”.

“Racchiude – afferma Florence Pugh – tante dinamiche diverse: il controllo, la manipolazione, l’oppressione, le relazioni, le fantasie sessuali. Affronta l’interrogativo Come ti comporteresti se scoprissi che la vita che conduci, e che reputi perfetta, invece non lo è affatto?”.

Il film vede nel cast la stessa Wilde, Chris Pine, Gemma Chan. La scenografia, i costumi, la ricostruzione degli anni Cinquanta è davvero perfetta: l’estetica del film è firmata da Arianne Phillips (C’era una volta... a Hollywood). Alice è Florence Pugh, nominata all’Oscar per Piccole donne, nel cast di Dune 2 di Denis Villeneuve sul set in Ungheria con Timothée Chalamet, Zendaya e Austin Butler.