Stranger Things 4: mondo reale e Sottosopra

Stranger Things è la serie più seguita al mondo. Nata nel 2016, è stata la magica e ricca spada nella roccia di Netflix. I temi toccati sono di attualità, in questi giorni. Ci sarebbe tutto ciò che serve per interpretare il mondo attuale, se gli dei non avessero accecato coloro che già si erano maledetti da soli con i loro comportamenti, idee, sogni e incubi.

Il plot tocca la psicologia profonda di matrice junghiana, là dove a quello “reale” si oppone un mondo che non è (soltanto) virtuale ma piuttosto nascosto, archetipico, sotterraneo (la parola da utilizzare sarebbe ctonio, ma non vorrei eccedere): il Sottosopra. Come in tutte le narrazioni che si rispettino, anche qui abbiamo buoni e cattivi, Caino e Abele, il conte di Montecristo e Gérard de Villefort, la Spectre e James Bond, la Forza degli Jedi e il Lato Oscuro.

Se ci si pensa, ogni narrazione tende alla distinzione fondamentale tra Male e Bene. Nella civiltà contemporanea però il Male lavora in incognito, mostrandosi sempre più spesso nelle vesti della sua controparte. “Confusion will be my epitaph”. Così profetizzarono 50 anni fa i King Crimson. In effetti, il Sottosopra rovescia ogni logica, è l’occulto che imprigiona o rapisce innocenti dodicenni (Undici e Will). Come diceva San Paolo, in tutte le narrazioni post-romantiche “ciò che si vede proviene da ciò che non si vede”. Ogni cosa è divenuta segreta e insieme evidente, come La lettera rubata di Edgar Allan Poe. Il nuovo relativismo rende tutto identico: l’Idiota è il Genio e viceversa. Diventiamo anonimi e molteplici come pixel allineati, parte di una Matrix dal codice sconosciuto.

Stranger Things deve molto anche a un altro filone: quello della letteratura per ragazzi. Non intendo le bojate pazzesche che, invece di trasportare nei cieli i giovani, li vogliono inchiodare alla loro condizione subalterna, facendo loro preferire l’ignoranza e l’incoscienza alla volontà di sapere e alla coscienza. Fuggite ragazzi! Scappate dal corso di karate norvegese, fate banda tra di voi, date un calcio agli istruttori adulti: imparate da soli, leggete Huckleberry Finn di Mark Twain. Leggete Il giornalino di Gian Burrasca o Pinocchio (non censurati!), L’isola del tesoro, La linea d’ombra, Jane Eyre, Anna Karenina, L’Idiota. Passiamo al cinema più recente: Pippi Calzelunghe e tutto il filone di Steven Spielberg, soprattutto i Goonies, là dove si suggerisce ai ragazzi di tornare a “fare banda”, esortandoli a scappare di casa di pomeriggio (dopo la scuola: ragazzi, lottate per abolire il Tempo Pieno! Chiedete il Tempo Pieno autonomo, per leggere liberamente. E per vivere nelle strade e nella natura le sacre Avventure che Dio o la natura ha dato a ogni adolescenza che sia tale). Ecco cos’è (anche) Stranger Things: un manuale d’uso per le giovani generazioni. La serie per giunta ha il pregio – rispetto alla brevità del film – di poter approfondire e dettagliare ogni cosa, come un romanzo. Il film è uno schizzo, come i pixeloni dei Commodore 64, rispetto alla nitidezza che oggi può offrire una serie. È questo il tema di cui parlai a Matthew Modine (che ha interpretato il dottor Martin Brenner) nel 2018, in occasione del Riviera Film Festival. Eravamo entrambi letteralmente gasati per la potenza di questo nuovo genere della narrazione per immagine elettronica.

Ma veniamo alla ormai imminente messa in onda della quarta serie di Stranger Things. La terza evocava già un mostro: la guerra con la Russia, identificata col vecchio Sottosopra, dov’è imprigionato il capo della polizia Jim Hopper. Nelle puntate inedite la scena si svolgerà anche in Kamčatka. Se dal 27 maggio tutti gli abbonati a Netflix potranno iniziare a vedere Stranger Things 4, giorni fa Piazza Duomo a Milano ha ospitato un megaschermo dove migliaia di giovani hanno seguito la prima puntata in anticipo. Milano è la città del Sottosopra, in Italia? No, forse è quella più funzionale, più “Meta”, quella più distante dalla realtà (il fashion), dove molti adulti non sanno più da che parte hanno il sedere, come scrive Guia Soncini.

Va bene la serie – bella, soprattutto la 1 e la 2, e importante – ma la pre-visione collettiva stona un poco. Come se Milano fosse “davvero” Hawkins, e noi spettatori fossimo la strega Crimilde, avvinti alla Sfera di cristallo. Vedo una picnolessia collettiva. L’irruzione di cinema-serie-talk-show nella “realtà” continua, e in tempo di guerra allontana altre immagini crude e reali. Perché film come “Essi vivono” di John Carpenter e “La Conversazione” di Francis Ford Coppola sono stati allontanati dal popolo vedente? Perché su Sky Cinema vediamo sempre i soliti 70 film, alcuni dei quali sono stati riproposti 200 volte? Non sostengo che ci sia un complotto che non vuole che la gente “veda”. Non sostengo la teoria della Società dello Spettacolo. Sostengo però che nessuno potrà vedere o sapere ciò di cui non ha avuto contezza.

Contro l’ignoranza nemmeno gli dei possono nulla”: ecco cosa dico. Stranger Things è una bella serie. Fatecela vedere in pace, senza riflettori, però. La paura ha bisogno di isole isolate. Sennò che gusto c’è?