“Ezra in gabbia”: alla Sala Umberto un grande Mariano Rigillo interpreta Ezra Pound

Sul palco della storica “Sala Umberto” nel centro di Roma, Mariano Rigillo, attore “di lungo corso” in teatro, cinema e fiction televisive, dal 2016 direttore della scuola di recitazione del Teatro Stabile di Napoli, nella pièce Ezra in gabbia (scritta e diretta da Leonardo Petrillo, prodotta dal Teatro Stabile del Veneto nell’ambito del progetto “VenEzra”), si è calato anima e corpo nel personaggio di Ezra Pound. Il poeta, saggista, giornalista e traduttore statunitense (1885-1972), che troppo a lungo è stato sbrigativamente etichettato come icona della destra neofascista: e che oggi, invece, per la critica più aperta e consapevole, appare sempre più come esempio di uomo intellettualmente libero, disposto a pagare anche duramente per le sue idee, senza mai rinunciare a un “bisogno assoluto” (diremmo con Silone) di battersi per loro.

Vissuto soprattutto in Europa, appassionato di letteratura medioevale (specie poesia provenzale e “Dolce stil novo” italiano), ma anche di letteratura neoromantica e di esoterismo, amico di letterati come Yeats, T.S. Eliot, Joyce, Marinetti, Hemingway, Ezra Weston Loomis Pound s’afferma presto tra i primi esponenti delle correnti moderniste e della poesia degli inizi Novecento: che prediligono un linguaggio d’impatto, un immaginario spoglio e una netta corrispondenza (come già in Dante Alighieri) tra musicalità del verso e stato d’animo che quest’ultimo esprime. Dal 1925 al 1945, Pound vive quasi sempre in Italia, a Rapallo: manifestando forti simpatie per il fascismo, visto soprattutto (un po’ come per George Bernard Shaw, ma in modo più consapevole e articolato) come forza antidemocratica volta, però specialmente a combattere la corruzione già tipica dell’Italia liberale – dalla Regia dei Tabacchi alla Banca Romana – e, più in generale, a contrastare la degenerazione economicistica della politica, già nota all’opinione del tempo dagli scritti – pur da sponde opposte – di autori come Karl Marx e Carl Schmitt.

Il 3 maggio 1945, il poeta – aderito, nel 1943, alla Rsi – viene catturato da partigiani italiani e consegnato ai militari Usa, che dopo alcune settimane lo trasferiscono in un campo di prigionia statunitense a Coltano, presso Pisa. In scena, Rigillo-Pound, impressionante per la sua aderenza al personaggio, ricorda la singolare circostanza della presenza, in quello stesso periodo e sempre a Coltano ed altri campi vicini, di molti giovani fascisti repubblicani che poi faran carriera nello spettacolo, da Fo a Tognazzi, da Walter Chiari a Raimondo Vianello. A causa delle sue prese di posizione durante il conflitto mondiale, e specialmente delle trasmissioni radio tenute, all’Eiar dal 40 in poi, stipendiato dallo Stato italiano (il programma in lingua inglese Europe calling, Ezra Pound speaking”), Pound è accusato di collaborazionismo e tradimento: reati per cui rischia la pena di morte o l’ergastolo.

Rigillo, più che credibile nella sua divisa carceraria, in mezzo a un’allucinata scenografia, ricostruisce attentamente il calvario del poeta, con dichiarazioni prese sempre da suoi scritti e lettere, riletti in scena da Anna Teresa Rossini. In particolare, Pound trascorre tre settimane in una gabbia di acciaio all’aperto da 1,8 x 1,8 metri, una cella di sicurezza senza servizi igienici e possibilità di ripararsi dal freddo e dal caldo: una vera e propria “cella della morte”, vicina ad altre gabbie in una fila di sei metri, illuminata di notte da accecanti riflettori (il sistema sarà poi “perfezionato” dagli americani 20 anni dopo, contro i prigionieri vietcong in Vietnam).

Gli viene poi assegnata una tenda presso l’infermeria del campo, e gli si consente di leggere, scrivere a mano durante il giorno e usare la macchina per scrivere nelle ore serali. Instancabile, lo scrittore trascorre i mesi pisani componendo i quattordici Canti pisani, e traducendo uno dei suo autori preferiti, il cinese Confucio. A fine novembre 1945, viene trasferito in aereo a Washington per il processo: in seguito a una perizia psichiatrica, che ha dichiarato Pound infermo di mente, il processo viene rinviato a tempo indeterminato, e il poeta internato nel manicomio criminale federale “St. Elizabeths” di Washington, per circa 12 anni. Nel 57, un gruppo di amici scrittori e poeti, tra i quali Ernest Hemingway, ex combattente antifascista (che, però ha difeso a spada tratta Pound battendo sul tasto dei suoi grandi meriti come poeta), si attiva presso l’Amministrazione e la giustizia federale perchè si trovi una soluzione. La pubblica accusa, verificato che Pound non si può nemmeno processare, essendo un processo incompatibile con la sua asserita infermità mentale, ritira le accuse: Il poeta torna così in libertà nel 1958, ripartendo poco dopo per l’Italia. Dove morirà, a Venezia come già Wagner, nel 58.

Rigillo e Rossini ripercorrono in modo incalzante l’evoluzione sia della poetica di Pound (la poesia epica e lirica dei “Cantos”, poema incompiuto scritto tra il 1915 e il 1962, è stata effettivamente paragonata a quella di Dante e di Omero) che del suo pensiero economico. Che resta sempre centrato sulla lotta a “bancocrazia” e “usucrazia”, quella piaga dell’usura in cui si trova compendiata la lotta – immediatamente distintiva del capitalismo moderno – tra economia sana e finanza. tra lavoro onesto (intellettuale o manuale che sia) e finanza malata e corruttrice. Un pensiero, questo del poeta, non economista di professione, Ezra Pound, da ristudiare attentamente oggi che l’avanzata del capitalismo finanziario globale sta rendendo sempre più gli Stati. Mere “camere di esecuzione” di decisioni economiche, finanziarie, ed anche politiche, già prese in realtà, sopra le loro teste, dai noti organismi di potere esoterico/finanziario sovranazionale. Scene di Gianluca Amodio, costumi di Lia Francesca Morandini, disegno luci di Enrico Berardi, con musiche di Carlo Covetti.