Il Ragazzo più bello del mondo è un racconto intimo e appassionato. A cinquant’anni da Morte a Venezia di Luchino Visconti che lo consacra nel ruolo di Tadzio, oggi arriva nelle sale italiane, distribuito da Wanted Cinema, un documentario che, attraverso immagini d’archivio e interviste inedite, ripercorre la vita pubblica e privata dell’enfant prodige svedese Björn Andrésen. È lui il ragazzino che, appena quindicenne, assurge a icona internazionale, dopo aver prestato il suo volto al bellissimo Tadzio, nel capolavoro viscontiano. Il film è stato presentato, in anteprima italiana, alla 57ma Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.

A cinquant’anni dalla prima mondiale di Morte a Venezia a Londra, in occasione della quale Visconti definisce pubblicamente Andrésen “il più bel ragazzo del mondo”, etichetta che gli si è cucita addosso per tutta la vita, i registi Kristina Lindström e Kristian Petri ripercorrono la storia dell’opera che lo ha condizionato per sempre e per cui Visconti gira l’Europa in lungo e in largo per quattro anni tra Polonia, Ungheria, Finlandia e Svezia, alla ricerca del viso “perfetto” per incarnare il personaggio descritto da Thomas Mann, nel suo romanzo La Morte a Venezia, da cui il film è tratto.

Il ragazzo più bello del mondo è una storia sull’ossessione per la bellezza, sul desiderio e sul sacrificio di un ragazzo la cui vita è stata stravolta. “Abbiamo lavorato a questo documentario per più di cinque anni – dicono i registi – seguendo le tracce di Andrésen tra Parigi, Stoccolma, Budapest, Venezia e Tokyo. Siamo riusciti a rintracciare tutte le persone che hanno conosciuto o lavorato con lui nel corso di questi cinquant’anni. Ma la base di tutto è stata la fiducia, il coraggio e la voglia di Björn di raccontare la sua vita”. Nel 1970, Visconti intraprende un lungo viaggio alla ricerca dell’interprete perfetto. A Stoccolma, il cineasta milanese scopre Andrésen, un timido ragazzo 15enne, destinato, ben presto, a diventare una star internazionale. Sarà, per il giovane, l’inizio di una turbolenta adolescenza divisa tra Londra, Cannes, Venezia e perfino il Giappone. Oggi, Björn si racconta in un documentario molto personale, svelando la sua storia fuori dal set.