Madalyn Murray O’Hair, la donna più odiata d’America

Madalyn Murray O’Hair, nata Madalyn Mays, nasce a Pittsburgh il 13 aprile 1919 e muore a San Antonio il 29 settembre 1995. Si laurea in giurisprudenza ma non esercita la libera professione per non essere riuscita a conseguire l’abilitazione. Nel 1960 Madalyn riceve il titolo di donna più odiata d’America. Non è un riconoscimento positivo e le procura una marea di guai per tutta la sua vita. Il suo percorso di attività per la libertà religiosa e per la separazione dei culti dalla scuola inizia quando nel 1963 inoltra un ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti contro la scuola di BaltimoraCausa “Murray contro Curlett” – che imponeva agli alunni la preghiera ad inizio delle lezioni. Ottiene dalla Corte Suprema parere favorevole con otto voti contro uno: la religione non poteva essere imposta nelle scuole, come previsto nel Primo emendamento della Costituzione Usa.

È la fine delle letture coatte dei testi religiosi nelle scuole pubbliche americane. Chiamato in causa, il presidente John Fitzgerald Kennedy non osò andare contro il parere della suprema corte, e disse che non condivideva la sentenza ma che ciascuno poteva pregare in proprio. Dopo questa vittoriosa opposizione Madalyn fonda l’Associazione atei americani. La sua azione di contestazione per vie legali continua. Fa ricorso alla città di Baltimora per il suo sistema di riscossione delle tasse sulle proprietà ecclesiastiche. Agisce contro la lettura della Genesi a bordo dell’Apollo 8 il 24 dicembre 1968. Il ricorso viene respinto con l’artificio tecnico giuridico di “mancanza di giurisdizione”.

La sua corsa continua. Chiede la cancellazione della frase “In God we trust” dai dollari e dalle aule dei tribunali. L’incostituzionalità della frase sui dollari è ancora oggi oggetto di ricorsi. Inizia una serie di campagne di odio e di diffamazione contro di lei. La etichettano come nichilista e dedita al satanismo. Subisce epiteti infamanti per aver avuto figli fuori dal matrimonio. Viene diffamata perché promuove l’educazione sessuale nelle scuole. Il suo impegno raccoglie molti consensi e crescenti sostegni finanziari. Diventa una delle prime icone della laicità dello Stato anche grazie a numerose interviste televisive e contraddittori con sacerdoti cattolici e reverendi protestanti. Il governatore dello stato di Washington nel 2013 fa scrivere su una lapide appesa sul campidoglio la seguente frase: “Non ci sono divinità, non ci sono demoni, non ci sono angeli né Paradiso o Inferno. C’è solo il nostro mondo naturale. La religione è mito e superstizione che indurisce i cuori e schiavizza le menti”.

Le battaglie civili passano di successo in successo fino a quando Madalyn e la sua famiglia il 27 agosto 1995 scompaiono dalla scena assieme al prelievo di 600mila dollari. Tristemente, uno dei figli la accusa pubblicamente di aver sottratto al fisco le donazioni dei sostenitori. I poteri forti appena elencati reagiscono: la Madelyn va eliminata con tutta la sua discendenza, ad eccezione di un figlio che ha abbracciato la fede battista. Come al solito, dietro a tutta questa atroce sarabanda il bottino in ballo ci sono diciotto milioni di dollari da catturare rapidamente. Le illazioni si moltiplicano. La più accreditata è la sua fuga con i soldi in paesi esotici. Ma poi emerge nel 2001 la verità grazie alla confessione di un dipendente dell’Associazione atei che si dichiara colpevole della sua morte e di altri familiari.

Le diffamazioni diffuse durante la loro scomparsa, ritraggono una America anni Cinquanta bigotta, meschina, conformista, vittima del Maccartismo anticomunista e dello strapotere del cattolicesimo. Nonostante le infinite difficoltà, le minacce, la diffamazione, Madelyn non si ferma mai! Possiamo affermare che rappresenta l’icona della difesa dei diritti civili, del rispetto della Costituzione, della lotta agli atteggiamenti collusivi dei poteri forti atti ad eludere la tutela delle libertà civili e la Costituzione. Una donna da imitare anche in epoca odierna dove i diritti civili sono in serio pericolo. Ricordiamola leggendo molto attentamente il suo discorso pronunciato a Memphis, all’Università di Stato del Tennessee il 22 ottobre 1986.