Revenge porn, progetto di legge per porre fine alla gogna del web

13 settembre 2016, Tiziana Cantone, 31 anni di Napoli, si toglie la vita dopo essere stata vittima del “revenge porn”. Dei suoi video hard, girati insieme al fidanzato, sono stati inoltrati in varie chat whatsapp e hanno fatto il giro del web mettendola al centro di una vera e propria gogna mediatica. Tiziana non è l’unica però ad essere caduta nella trappola dei video hot. Sono tante le ragazze vittime di ricatti e violenza psicologica. A livello giuridico in Italia poco è stato fatto fino ad ora per tutelare le vittime (questo tipo di reato è già riconosciuto in Germania, Israele e Regno Unito, e in trentaquattro Stati degli Usa). Ma forse ora qualcosa sta per cambiare.

La senatrice del Movimento 5 Stelle, Elvira Evangelista ha depositato il progetto di legge contro il revenge porn, che sancisce la reclusione da sei mesi a tre anni a chiunque pubblichi attraverso strumenti informatici o telematici immagini o video privati aventi un esplicito contenuto sessuale senza l’espresso consenso delle persone ivi rappresentate al fine di provocare nella vittima gravi stati di ansia, di timore e di isolamento.

È punito anche chi contribuisce alla diffusione di immagini o video privati sessualmente espliciti: in questo caso si rischia una multa da 75 a 250 euro. Secondo la senatrice pentastellata infatti bisogna punire gli autori di questi comportamenti, ma anche chi li diffonde e inoltra il materiale video o fotografico ad amici. Sono previsti anche aggravanti in base al tipo di rapporto esistente tra autore e vittima in caso di morte di quest’ultima. Qualora la pubblicazione di immagini o video privati sessualmente espliciti provochi «la morte della persona offesa» la reclusione per gli autori va da sei a dodici anni e la multa da euro 10.000 a 80.000.

L’obiettivo è introdurre l’articolo 612-ter del Codice penale contro la pubblicazione e la diffusione di immagini o video privati sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate. Questa battaglia era stata portata avanti nella scorsa legislatura da Laura Boldrini, insieme ad alcune associazioni come “Insieme in Rete” e i “Sentinelli”. La speranza è quella di unire le forze, politiche e non, per evitare altre morti assurde come quella di Tiziana Cantone.