Avvocati e statistiche

I numeri non mentono mai e, spesso, ci raccontano storie interessanti.

Qui di seguito, una tabella che propone la densità dei colleghi rispetto al numero di abitanti (ad una frazione, per l’esattezza) di Paesi europei.

Tralasciando Azerbaigian (non significativo), Lussemburgo e Cipro (alla ridotta estensione territoriale corrisponde una elevatissima concentrazione di interessi finanziari, non sempre leciti), possiamo notare che Italia, Spagna e Grecia si collocano ai primi posti, distanziando nettamente Germania (il Paese più solido economicamente) e Francia (il più restrittivo).

Non è un caso. Certo, detta in questi termini, l’analisi pecca di superficialità e non tiene conto dei diversi impianti normativi, delle regole di accesso alla professione e delle competenze attribuite agli Avvocati. È approssimativa, insomma.

Nondimeno, i numeri sono lo specchio nel quale si riflette una realtà complessa, ma difficile, dalla quale discendono implicazioni serie in tema di carico giudiziario e di ortodossia deontologica, nella quale ritengo sia incluso il bagaglio culturale specifico.

Manca il dato storico, vale a dire la curva di crescita che descrive la velocità di incremento dei numeri e difetta, per quanto ci riguarda, lo scorporo per distretto.

Ho sempre respinto – e aborro ancora – il protezionismo, fatto di barriere inutili ed ingiuste, siccome discriminatorie. Tuttavia, un buon liberale non può eludere le domande che la realtà economica mette davanti ai suoi occhi, fingendo che vada tutto bene.

Non è vero che va (o andrà) tutto bene. Ma, soprattutto, chi governa ha il dovere di provvedere alle cose come se andasse tutto male, per prevenire il disastro.