Peggio del previsto

Peggio del previsto, perché stavolta Matteo Renzi alle sbruffonate politiche per le poltrone aggiunge la suspense alla Alfred Hitchcock prima di decidere, visto che alla fine è quasi certo che Giuseppe Conte farà tris. Cambieranno un po’ di nomi, qualche posto, aumenteranno i ministeri, ma la sostanza giallorossa resterà quella, cambia il pelo ma non il vizio che significa potere, poltrone, interessi di bottega, stipendio da nababbo, insomma tutto fuorché il servizio per il bene del paese e il vantaggio collettivo.

Qualcuno dice che serva di far presto, perché il Paese non capirebbe una crisi così, a dire il vero il Paese non ha capito il perché di tale maggioranza e come sia stata avallata quando era chiaro che fosse perniciosa, abborracciata, insomma nel 2019 sarebbe stato necessario opporsi al diktat dell’Unione europea di non mandare gli italiani al voto, consentendo al popolo di essere sovrano con libere elezioni. Non vi è dubbio, infatti, che se avessimo votato ci saremmo ritrovati meglio di come stiamo, non fosse altro perché a fare peggio dei giallorossi risulterebbe difficile anche alla fantasia, tanto è vero che passato più di un anno ci ritroviamo all’inferno. Insomma, giusto per rinfrescare le idee di come stiamo, in più di un anno si è sperperato un oceano di miliardi, ben più del 10 per cento del Pil, in idiozie di politica economica, banchi, monopattini, bonus, voucher elettorali, aumenti statali, task force, assistenza reddituale ai malfattori conclamati, quota 100, biciclette, Cig (Cassa integrazione guadagni) a pioggia, portando il debito al 160 percento del Pil e salirà ancora, senza risultati di crescita.

In poco più di un anno abbiamo spaccato socialmente ed economicamente il Paese in due, così tanto da creare un clima di rivolta, da una parte il settore privato dall’altra quello di Stato, abbiamo allargato ulteriormente il distacco fra Nord e Sud, giovani e anziani, regioni e regioni, Amministrazione e cittadini. In un anno e poco più abbiamo omesso una politica fiscale di pace, buon senso e di chiusura delle liti, consentendo così l’accumulo di 50 milioni di cartelle che stanno in partenza e caleranno sulla gente come una mannaia spietata, demenziale e antieconomica, perché delle due l’una, o la rivolta o l’insoluto, visto che di soldi per pagare non ce ne sono mentre di rabbia ce n’è a tonnellate. In un anno o poco più abbiamo bloccato i licenziamenti senza pensare al dopo e a una soluzione che stimolasse l’occupazione, col risultato che fra due mesi quando si dovrà togliere il blocco sarà un Vajont di posti persi e un clima da forconi, lo stesso vale per il blocco degli sfratti, dove si è fatto strame della giustizia e delle sentenze, col risultato che tra proprietari e inquilini scoppierà una guerra senza quartiere.

In un anno o poco più abbiamo trascurato l’avanzare dell’obbligo Ue per le banche sugli incagli, sui prestiti in difficoltà, col risultato che tra poco gli istituti saranno obbligati ad una stretta per il recupero da carboni ardenti per le centinaia di migliaia di attività che col Covid hanno dovuto abbassare le serrande per legge. In un anno o poco più, complice e colpevole il centrodestra, abbiamo perpetrato il più grande imbroglio istituzionale della storia con la riduzione dei parlamentari sic et simpliciter, ingannando i cittadini che ci fosse risparmio e volontà di modernizzare l’iter legislativo. Ebbene, del seguito promesso al referendum non c’è traccia, dopo l’approvazione tutto insabbiato con la peggiore ipocrisia possibile. In un anno e poco più per via del covid non ne abbiamo azzeccata una, dalle mascherine ai ventilatori, dalle date alle ondate, dalle chiusure alle riaperture, dai favorevoli ai contrari, dai vaccini ai tamponi, dagli over agli under, abbiamo affidato la gestione a commissari che farebbero fatica a gestire un condominio, promesso il falso sui tempi d’intervento, ne abbiamo fatte di tutti i colori. E infatti siamo una tavolozza da pittore poggiata sopra una “primula d’autore”, roba da matti.

E adesso c’è la resa dei conti su Giuseppe Conte non per la catastrofe nel quale il Governo ci ha gettati, la distruzione del Paese in corso, ma per spartirsi 210 miliardi di Recovery con un piano che sembra per un verso un cruciverba per l’altro una presa in giro e lo spieghiamo. Innanzitutto, immaginare che all’improvviso i giallorossi diventino competenti è pura idiozia, cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia, ma poi 70 miliardi per la rivoluzione verde? Insomma, avete fatto un giro per i parchi della Capitale governata dai grillini che amano il verde? Un giro per l’Italia delle frane, delle esondazioni, degli smottamenti, degli incendi nei boschi, delle strade e dei ponti che crollano? Vi pare possibile che chi se n’è fregato fino ad ora lasciando il Paese allo sfascio possa improvvisamente amare il verde, l’ambiente, il territorio e la sua sicurezza? Insomma, non c’è voce del Recovery plan che fino ad ora non sia stata totalmente trascurata vergognosamente dai Governi Conte, gialloverde prima e peggio ancora giallorosso adesso, tanto è vero che della fortuna sperperata tra il Conte 1 e il Conte 2 che somma ben di più del Recovery Ue. Non c’è traccia di verde, ambiente, territorio, infrastrutture e sicurezza, tranne il ponte Morandi. Nulla di nulla.

Nulla sui rifiuti, sulla manutenzione dei parchi compresi quelli urbani, sui viadotti, strade, ferrovie, sugli alvei dei fiumi, sui costoni stradali di montagna, sui litorali divorati, sulla messa in sicurezza del territorio. Ci sono zone extraurbane ridotte a favelas, campi profughi abusivi, edifici fatiscenti e a rischio crollo occupati abusivamente, campi rom dove l’igiene non esiste. Per non parlare delle cattedrali nel deserto abbandonate allo sgretolamento, perché non si è fatto nulla visto l’amore per  la rivoluzione verde? Perché si è pensato ai monopattini, a quota 100, banchi a rotelle, e al reddito da nullafacenza anziché al green, a risolvere il caso ex Ilva, ai termovalorizzatori per evitare le montagne di pattume ovunque. Per non parlare dei terremotati abbandonati a sé stessi, vergogna!

Ecco perché scriviamo peggio del previsto, siamo in mano a incoscienti che finiranno per distruggere il Paese e tra qualche mese arriverà l’ira di Dio, tra fallimenti, licenziamenti, insolvenze, debiti e tasse, perché la situazione è ben peggiore di come viene descritta, anzi non descritta, visto che ci rimbambiscono solo di Covid, di paura, di chiusura, per tenerci zitti e buoni. Altroché il Paese non capirebbe, il Paese ha capito eccome. È la politica, sono i giallorossi a non capire che, tira-tira, la corda si spezza, che c’è la goccia per tracimare il vaso. Date retta: fateci votare prima che sia tardi, uomo avvisato mezzo salvato.