Ci stiamo giocando il Paese

C’è poco da chiedere solidarietà in questa fase, visto che i conti si faranno alla fine, scusate amici ma quale conti? Perché sia chiaro qui ci stiamo giocando il Paese, l’Italia è al lumicino, caduta in un tombino, ridotta pelle ed ossa per via dell’incoscienza giallorossa. Del resto, già coi gialloverdi si è rovinato il seminato, con questi altri poi il colpo di grazia più che ovvio era scontato, insomma siamo finiti in una situazione così drammatica che in assenza di una totale inversione di tendenza c’è poco da dire restiamo uniti adesso per fare i conti dopo.

Qui non si tratta solo del Pil che crollerà in doppia cifra, del debito al 160 per cento, si tratta dello sbriciolamento progressivo di tutto il sistema produttivo, parliamo di decine di migliaia di artigiani, negozianti, ristoranti, esercenti, di partite Iva, piccole aziende, singoli professionisti e assieme a loro di milioni di posti di lavoro che rischiano di sparire.

Parliamo di un tessuto economico, quello delle micro attività, che è la spina dorsale nazionale, che si è creato in anni e anni di impegno, rischio e sacrificio di chi si è messo in gioco per produrre ricchezza, lavoro, benessere sociale. La forza dell’Italia è sempre stata la piccola impresa largamente intesa, una rete grande di attività minute, diffuse in tutti i settori, turismo, ristorazione, agricoltura, manifattura, terziario, tecnologia avanzata, commercio, confezione e così via, una immensità che rischia di morire senza un sostegno forte che sia degno. Si tratta di un fatturato indispensabile al Paese, senza il quale verrebbe giù il diluvio universale, una spinta economica che se finisse ci vorrebbero decenni per ricostruirla, rimetterla in piedi, una mancanza che solo a pensarla mette paura, sarebbe la peggiore sciagura.

Ebbene, di fronte a un rischio tale, i giallorossi pensano ai monopattini, allo smart working, all’assistenza da socialismo reale, a tutelare l’apparato pubblico, a depredare con sprechi, bonus, privilegi e aumenti agli statali, la cassa e il conto del Paese, come fosse un imbuto per travasare ogni goccia di sudore del privato a favore dell’inutile di Stato e per farlo nascondono la realtà. Perché la verità è che a forza di sperperare, regalare, largheggiare, espandere un leviatano da paura che gira male, complica la vita, restituisce poco o niente, i soldi non bastano più, lo stato è una fornace, una caldaia immensa che solo per tenerla accesa si mangia tutto, brucia la gran parte delle risorse sottraendole allo sviluppo, al sostegno delle attività, agli investimenti, all’equità fiscale.

Il fisco da noi è Torquemada non per colpa dell’evasione che va combattuta eccome, ma per pagare un apparato sempre più grande e affamato, e non è vero che con la lotta all’evasione si riduce l’imposizione, perché negli ultimi 20 anni sono stati recuperati oltre 200 miliardi ma le tasse sono cresciute lo stesso. Dove sono finiti? Sono finiti nel conto dei costi e degli sprechi di Stato. Da noi il sistema più incassa e più spende e spreca, enti inutili, salvataggi, assunzioni, stipendi per gli sceicchi e i furbetti, organismi sconosciuti, ripianamenti delle municipalizzate colabrodo, rifinanziamenti delle banche che fanno imbrogli, aziende pubbliche in rosso e come se non bastasse se ne creano continuamente di nuove per dare posti e poltrone, tanto paga Pantalone.

I giallorossi, dallo scoppio della pandemia, anziché pensare a un intervento draconiano sulla spesa per trasferire a parità di bilancio le risorse al segmento produttivo, per uno shock fiscale, il sostegno al lavoro che crea fatturato, hanno fatto il contrario, assistenza, blocco dei licenziamenti come se potesse essere eterno, assunzioni pubbliche, consulenti strapagati, passerelle in villa, task force, aumenti dei cda di Stato, reddito erogato ai delinquenti. Insomma, al posto di ridurla la spesa l’hanno aumentata e oggi nascondono la verità sui conti pubblici a rosso fisso.

Altro che ultimo trimestre positivo e ricco di sorprese sulla crescita, come dicono i ministri: l’Italia precipita e non basta più nemmeno il Qe della Bce per tenerci in piedi. Ecco perché da scriteriati inviano 10 milioni di cartelle, per fare cassa. Ma quale cassa, che la gente e le attività non battono chiodo? Con quali soldi potrebbero pagare e soprattutto con quale fiducia verso un Governo che sperpera risorse a partire dai 100 miliardi evaporati e non chiede sacrifici all’apparato pubblico.

Qui per sopportare servirebbe Erasmo da Rotterdam e il suo “Elogio alla follia”, perché a ragionare viene una rabbia da portarti via, possibile che nessuno chieda urgentemente di mettere mano alla riduzione drastica della spesa che porterebbe decine di miliardi in mano e subito. Possibile che non ci si renda conto che se il Recovery dovesse ritardare, diminuire, Mes o non Mes il Paese rischia di saltare, perché i 35 miliardi del Mes – che oltretutto nessuno vuole visto che c’è il tranello sul trattato – servirebbero solo per campare qualche mese, forse meno. Se non ci si concentra sull’aiuto al segmento produttivo, su ciò che serve per evitare che tracolli, che porti i libri in tribunale, se non si interviene al suo sostegno subito e con ogni risorsa immaginabile a partire dal fisco e dal fondo perduto, salta lo Stato, salta l’intero sistema di produzione e occupazione, che è stato costruito con fatica di generazione in generazione.

Altro che monopattini, bonus, milioni di cartelle, quota 100, altri miliardi per Alitalia che ci è costata a peso d’oro, smart working che sta mettendo in ginocchio tutto l’indotto, qui ad Erasmo da Rotterdam i giallorossi gli scuciono un baffo. E poi pensano alla polizia da mandare in casa, mica la mandano negli accampamenti d’immigrati, nei campi rom sparpagliati, nei palazzi occupati dai centri sociali, nelle favelas di sconosciuti entrati illegalmente, per vedere se hanno le mascherine e se intorno al tavolo sono in sei. Col Governo giallorosso ci stiamo giocando l’Italia questa è la realtà, del resto solo a pensare di stare in mano ai grillini mentre il Paese cola a picco è una follia.Viene da chiedersi ma Matteo Renzi, Nicola Zingaretti e qualcun altro hanno capito o meno che tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino?