Una democrazia in agonia

Oltre a quelli di esistere e pensare, di diritti e libertà ne conserviamo pochi, perché con i giallorossi, complice il Covid, siamo arrivati all’agonia della democrazia, e il peggio vuole che dall’opposizione arrivi solo qualche stigmatizzazione.

Insomma, a proporre le irruzioni nelle case, dietro soffiata, per controlli sui presenti è roba da Sudamerica cubana, da squadracce nazifasciste, una cosa che se al Governo ci fosse stato il centrodestra sarebbe stata la rivolta generale.

Pensate che avrebbero scritto i giornali, titolato le tv, se una proposta simile avesse preso corpo con un esecutivo di centrodestra. Altro che presa della Bastiglia, attacco al Palazzo d’inverno, nel giro di poche ore si sarebbe scatenato l’inferno. Figuriamoci, il centrodestra è ritenuto fascista e illiberale adesso, immaginate che avremmo visto in quel caso. Eppure con i giallorossi, con i figliocci di Togliatti, con i grillini e i cattocomunisti, a un provvedimento così ci siamo arrivati a un passo praticamente nel silenzio generale.

A dire il vero qualche dichiarazione indispettita dell’opposizione c’è stata, ma parliamo di robetta di fronte ad un’idea che solo a partorirla mette paura i brividi, perché immaginare di consentire alle forze dell’ordine di irrompere nelle case private per via di una spiata è di una gravità illimitata. Tanto è vero che almeno per il momento c’è stato un ripensamento che ha trasformato tutto in suggerimento, l’imposizione in raccomandazione; però il pensiero nei giallorossi è nato eccome, a conferma dell’idea di democrazia che hanno. Per questo diciamo che siamo all’agonia. Oltretutto si preoccupano delle perquisizioni nelle case private per tutelare la salute, ma nei campi Rom, nei bivacchi di irregolari, nei palazzi occupati dai centri sociali, nelle favelas sparpagliate ovunque, a irrompere non ci mandano nessuno perché temono scontri, reazioni e conseguenze.

Insomma, il Covid per i giallorossi è pericoloso, trasmissibile nelle case private, nei condomini e negli appartamenti, ma negli accampamenti urbani meno oppure niente. La verità è che siamo in mano ad una coalizione pericolosa che gestisce in proprio la democrazia fino a ridurla in agonia, e qui non si tratta solo del Covid, ma dei principi fondamentali del diritto a partire dall’uguaglianza di trattamento fra cittadini. Perché sia chiaro, questo Governo ha spaccato l’Italia in due: da una parte l’apparato di Stato al quale non è stato chiesto nemmeno un sacrificio, dall’altra il privato che produce il Pil e rischia in proprio che è stato chiuso, trascurato e indennizzato con una presa in giro rispetto al necessario. Tanto è vero che sono in partenza milioni di cartelle fiscali che taglieranno le gambe di certo non agli statali, ma agli artigiani, commercianti, aziende, partite Iva, a quelli che non hanno fatturato, lavorato, incassato e si ritroveranno a dover pagare senza il danaro per poterlo fare.

Bella democrazia insomma, quella che privilegia alcuni e mazzola gli altri, quella che tartassa chi il reddito lo produce e garantisce chi il reddito lo consuma, senza porsi il problema elementare che di poco si vive e di niente si muore. Del resto basterebbe guardare altrove, dalla Francia alla Germania, all’Inghilterra e America, la più importante preoccupazione è stata quella di sostenere la produzione, il settore privato, con indennizzi, aiuti fiscali e fondo perduto. Elementare Watson.

Da noi invece si è fatto un referendum sul numero dei parlamentari con la scusa ipocrita del risparmio, e poi si aumentano i cda statali tipo Alitalia, gli stipendi dei vertici degli enti, i contratti dei dirigenti pubblici, si ingaggiano commissioni e si fanno concorsoni per ampliare un apparato che poverino, si sa, è striminzito, come se lo Stato non fosse già ovunque e inutilmente.

Questa insomma è la strategia del Governo di salvezza nazionale, quello che ci ha strappato al pericolo di finire in pasto ai sovranisti, neofascisti e razzisti di centrodestra, che a dirla con Nicola Zingaretti avrebbero riempito i cimiteri e ridotto sul lastrico il Paese. Cento miliardi bruciati, Pil che viaggia al meno 10, debito al 160 per cento, 9 milioni di cartelle fiscali in arrivo, porti aperti per una nuova ondata d’invasione illegale, spesa statale fuori controllo priva di ogni accenno di revisione, un milione di posti di lavoro a rischio, decine di migliaia d’imprese vicine al fallimento e 160 tavoli di crisi irrisolti che esploderanno a breve. Alla faccia della salvezza!

Di fronte a tutto ciò che basterebbe per cacciarli via, per insediare un governo competente, oppure obbligarli all’ascolto di tutto il Parlamento, i giallorossi pensano alle perquisizioni, alla limitazione del contante, ai monopattini con il Codice della strada per mandarli contromano con le biciclette, ad estendere il reddito ai furbetti di ogni tipo, a silenziare il “caso Palamara”, ad attaccarsi solo ai soldi dell’Europa che non si sa quando arriveranno e quanti poi saranno, alle cartelle e ai pignoramenti. Poveri noi che non facciamo un’opposizione forte, civile, democratica e determinata, che assistiamo all’agonia della democrazia come se non esistesse un’altra via. Povero centrodestra, troppo silente.

Ci viene in mente una poesia che Trilussa scrisse quando in occasione della visita di Hitler nella capitale il fascismo riempì di addobbi ridicoli la Capitale per farla apparire più grandiosa: “Povera Roma mia de travertino, te sei vestita tutta de cartone, pe’ fatte rimirà da ’n imbianchino”.