Occhio, vogliono sfiancarci

La realtà è che vogliono sfiancarci, sfinirci, portarci al punto di accettare tutto pur di sopravvivere, di essere disposti a pagare qualsiasi cosa pur di tirare avanti. Pensate che ipocrisia, i figliocci di Palmiro Togliatti del Pci-Pds-Ds-Pd e i grillini che sempre mezzi comunisti sono, pur di non mollare il potere sono arrivati a ripudiare la teoria di Karl Marx del plusvalore per adottare quella del marginalismo che l’ha sbugiardata. Si tratta del famoso valore del bicchiere d’acqua nel deserto, perché sia chiaro mentre un sorso da bere nel centro di una città vale poco, quando si sta morendo di sete nel Sahara si è disposti a pagare qualsiasi cifra pur di averlo, visto che fa la differenza fra vivere o morire. Ecco perché ci illudono con centinaia di miliardi pronti, con provvedimenti pieni di promesse, con paroloni che annunciano soldi a volontà, ma poi ritardano, complicano, eccepiscono, per farci tirare il collo e accettare quel bicchiere nel deserto che daranno.

Tanto è vero che delle decine di miliardi dei decreti all’economia reale è arrivato quasi niente, perché hanno reso tutto talmente difficile a ottenersi, pieno di distinguo di calcoli, di certificati, di controlli da subire, che riuscire ad incassare è un terno al lotto. Altroché bonus in pochi giorni, prestiti dalle banche in 24 ore e Cig pronta da distribuire, fino ad ora tante chiacchiere e zero fatti, mentre le imprese, i commercianti, le partite Iva, gli artigiani, gli autonomi e cosi via senza risorse per riaprire stanno diventando esasperati e matti. Insomma è una strategia, sia perché in realtà non c’è una lira e per il grosso si aspetta il finanziamento dall’Europa, sia perché quel poco a disposizione deve essere erogato col contagocce per guadagnare tempo. Del resto se così non fosse ci dovrebbero spiegare il motivo per cui solo in Italia si sono fatti decreti contro la crisi, per sostenere l’economia, che solo a leggerli e ad applicarli è una follia, da strizzacervelli, una cosa che sembra fatta per scoraggiare e ritardare anziché il contrario. 

Sarebbe bastato guardarsi intorno, dall’America alla Germania, dall’Inghilterra alla Svizzera, per fare un decreto a favore di chi è stato chiuso e rischia il fallimento, di chi ha subito un danno, per tirare fuori un provvedimento semplice, automatico e adeguato. Altrove infatti dall’autocertificazione, alla semplice comunicazione in banca, dagli automatismi sul conto fiscale rispetto al reddito, alla erogazione immediata di un fondo perduto senza condizioni, hanno provveduto ad erogare in pochi giorni sostegni, bonifici, assegni alle attività colpite. Da noi invece si è messo in piedi un battaglione di esperti, scienziati e consulenti, per produrre un decretone di 500 pagine e centinaia di articoli, roba che a farlo girare in qualche altro paese gli avrebbero dato fuoco, avrebbero rizzato i capelli pure gli “imbecilli”. Ecco perché diciamo che vogliono prenderci per sfinimento, in fondo delle due l’una, o siamo finiti in un girone dantesco, oppure si è proceduto apposta sulla linea della complicazione, della lesina, del garbuglio, per indurci ad accogliere le briciole in silenzio.

Insomma come si può giustificare il ritardo, le omissioni di intere categorie, le difficoltà per accedere ai crediti, con la burocrazia quando si dispone un provvedimento che al primo posto dovrebbe avere l’immediata auto applicazione, la fruibilità senza o quasi condizione. Come si può chiedere scusa per un decreto che è stato esaminato, elaborato da mille cervelloni per uscire fuori come un quiz da manicomio, non c’è scusa che tenga di fronte a certe prese in giro, quando milioni di persone sono appese a quel decreto per campare o chiudere per sempre. Ecco perché la realtà è tutt’altra si tira ad allungare, lo si fa per tutto, si cerca di protrarre l’emergenza spargendo voce sul pericolo di ritorno della pandemia, intimorendo i cittadini su una possibile ulteriore chiusura, perché per la maggioranza più dura e più fa verdura. Più si dilatano i tempi e meno si vota, si giustifica un governo incapace con la scusa che una crisi sarebbe devastante, si inculca nella gente l’idea del male minore, che a far saltare Giuseppe Conte ci sarebbe tempesta all’orizzonte, e nel mentre si porta il paese allo sfinimento al punto tale di accettare il famoso bicchiere nel deserto.

Perché di questo si tratta, prima si è divisa l’Italia, da una parte gli statali che non hanno avuto crisi, e non parliamo di quelli a medio bassa remunerazione, parliamo di una marea di persone che dallo stato percepisce fior di emolumenti, dall’altra il segmento produttivo che è stato obbligato a pagare sulla pelle, e al quale si offrono promesse, pochi soldi e parole belle e in più ritardati e sparpagliati. Col risultato che l’apparato sostiene il governo che nemmeno per idea ha pensato di porre mano ad un riequilibrio della spesa pubblica faraonica che abbiamo, mentre il privato per disperazione finirà con l’accogliere come una benedizione la lesina di stato pur di provare a tirare avanti. Per questo diciamo occhio vogliono ridurci allo sfinimento perché quando si è sfiniti non si riesce più a reagire, invece serve il contrario, serve che il centrodestra si faccia sentire assieme a tutte le categorie che stanno soffrendo e pagando un prezzo altissimo, serve che il centrodestra vada in diretta tutti i giorni a dire quello che succederà a settembre per via della incompetenza del governo. Troppo facile chiedere collaborazione all’opposizione se si governa a piacimento, chiedere unità così le opposizioni tengono buoni gli italiani, troppo facile questo giochetto che sa di trabocchetto, serve concretezza e non decreti sfinimento, per l’Italia che soffre, che produce, che rischia il fallimento servono subito fatti e tantissimo rispetto.