Quando uno vale zero

Hanno iniziato il loro iter politico plaudendo il loro vate ed il suo “vaffanculo” verso tutto e tutti. E poi si sono arrampicati su un tetto gridando ai quattro venti che avrebbero aperto i palazzi del poterecome una scatoletta di tonno”. Sono diventati invece pesci e anche di scadente qualità. E poi hanno plaudito alla “decrescita felice”: alla decrescita ci hanno portato, di felice però c’è ben poco. E poi hanno fatto credere che lo streaming era uno strumento di chiarezza e di trasparenza perché “la gente deve sapere”. Adesso le loro assise rassomigliano molto al famoso conclave svoltosi nel Palazzo papale di Viterbo, ma rischiano a breve di sentire i passi del popolo “scoperchiante” sul tetto. E poi si sono opposti ai grandi eventi e alla realizzazione delle grandi infrastrutture perché potenziali fonti di corruzione: invece di perseguire gli eventuali manigoldi, preferiscono fermare direttamente lo sviluppo. E poi ci hanno raccontato che “uno vale uno” dimostrando che, in realtà, non conoscono neppure la possibilità che quell’uno può anche valere zero.

Omettiamo in questa sede di fare nomi e cognomi – la lista sarebbe assai lunga – per evitare possibili querele. E poi li abbiamo visti affacciati da uno dei balconi più simbolici del Paese per annunciarci che era stata abolita la povertà: ecco come siamo ridotti. E poi, pur di entrare nei palazzi che contano, si sono alleati con i rappresentanti del più becero sovranismo nostrano. E poi, pur di rimanere al potere, anche “quelli di Bibbiano” sono andati bene come loro compagni di viaggio. E poi dimostrano di non capire neppure che il loro grande bluff sta per volgere al termine: sarà sufficiente la prossima consultazione elettorale.