Coronavirus, Chi ha confezionato il dossier di Selvaggia Lucarelli?

Dice bene nel suo editoriale il direttore Arturo Diaconale: “L’errore politico più evidente è quello rappresentato da un governo nato debole e formato da forze minoritarie nel Paese che sfrutta l’emergenza per blindarsi nel Palazzo allo scopo di sopravvivere il più a lungo possibile”.

Sottoscrivo e, a mio parere, il comportamento del governo guidato da Giuseppe Conte è così grave che passato il virus resterà il vulnus alla democrazia e al pluralismo. Il premier dal canto suo insiste che i provvedimenti dei decreti non erano mai stati adottati nella storia repubblicana, ma io penso invece che sia la prima volta dal Dopoguerra che abbiamo un capo del governo che fa tutto da solo, che ha chiuso il Parlamento, che non consulta più nemmeno le opposizioni e che ha cancellato anche le conferenze stampa. In passato, come ricorda Diaconale, “le circostanze eccezionali, dalle guerre alle crisi economiche fino ai terremoti, hanno provocato l’allargamento della base dei consensi degli esecutivi”. Ma Conte non ci ha neppure pensato di ascoltare chi ha invocato governi di salute pubblica o di solidarietà nazionale. A quanto riferisce Matteo Salvini pare che non risponda più nemmeno al telefono neppure a lui, leader del maggior partito di opposizione. Dello stesso tono le proteste di Giorgia Meloni, che domenica scorsa ha lanciato un vigoroso “basta” rivolto anche al capo dello Stato, perché da due settimane il Parlamento è chiuso: “Invece di essere aperto ad oltranza”, ha detto la leader di Fratelli d’Italia.

Lo schiaffo più forte arriva in genere la sera, intorno alle 23, quando il presidente del Consiglio fa le comunicazioni notturne, da cui dipendono i comportamenti di milioni di italiani. L’ultima comunicazione è stata una provocazione oltremodo urticante, perché il premier ha parlato via Facebook, sulla sua pagina, annunciando un decreto non firmato, che sarebbe entrato in vigore il giorno dopo. I sindacati minacciando lo sciopero nazionale rischiano di farlo slittare. Ma il premier non si scalda. Anzi. Più Nicola Porro dalla sua quarantena romana, essendo positivo, deride “Wiston–Giuseppi” e il fido Rocco Casalino coi suoi “tok tok” e più il duo si barrica diventando ancora più sprezzante. Più Vittorio Feltri manda a dire al comunicatore-portavoce che questa è un’emergenza non lo show del “Grande Fratello”, alludendo ai trascorsi dell’originale curriculum, più Palazzo Chigi diventa dispettoso. Per reagire alle aspre critiche duramente imputate dal duo avversario Salvini-Meloni, e con loro anche Berlusconi e tutti i ridanciani del centrodestra, sapete a chi la presidenza del Consiglio ha affidato la replica? A Selvaggia Lucarelli. O dobbiamo credere che la Lucarelli si svegli la domenica mattina e, scorgendo dalla sua finestra una Milano cupa e piovigginosa, con lo sgomento nel cuore, si metta a tirar giù un dossier di una decina di pagine in cui come un “capitolato da agenzia” fa l’analisi delle criticità, mancanze ed errori di tutta la comunicazione istituzionale sul Coronavirus.

Cosa si dice nel lungo e pseudotecnico rapporto-documento? Si ribatte punto per punto, ammettendo piccoli ritardi e discrasie dovute all’epocale emergenza, si sostiene che la macchina del governo sia incapace di dare risposte immediate, così come la sanità e tutto ciò che non ha funzionato sia causa delle gestioni precedenti. Dopodiché, il capitolo del paziente 1: “ineluttabile”. Quindi, gli altri capitoli: sfortunata la posizione geografica della regione e negativa la sua popolosità. Poi l’errore delle partite di calcio e dei protocolli non univoci dovuti al fatto che nessuno era preparato. Un Cahiers de doléances di Madama la Marchesa. Ma insomma, perché si muore così tanto in Lombardia? Come nei gialli il colpevole arriva nel finale. E, dunque, in chiusura ecco la super accusa: “La questione più importante e drammatica – scrive la giornalista – è che in Lombardia regna il caos. La gestione Fontana è una non gestione. Dovremmo urlarlo tutti i giorni in tutte le lingue. Dovremmo affacciarci al balcone non per cantare, ma per urlare a Gallera e a Fontana di fare qualcosa di serio per arginare la malattia”. Segue un racconto impietoso, una denuncia dettagliata. Conclude il dossier Lucarelli pensato chissà dove: “Moriamo in migliaia qui in Lombardia. Perché non c’è un metodo. O meglio. C’è il metodo Fontana”.