Gli arborigeni d’accatto

Abbiamo inventato questa sorta di neologismo, gli arborigeni, che ovviamente prende spunto ma nulla c’entra con l’antichissima etnia dei nativi australiani, per sottolineare l’ennesimo camuffamento dell’alleanza di governo, fulminata dal virus ambientalista e verde boschifero.

Insomma, pur di ottenere una manciata di miliardi di flessibilità dall’Unione europea, visto che è l’unica via possibile, improvvisamente i pensieri dell’Esecutivo più di sinistra della nostra storia sono tutti rivolti al green new deal, all’ambiente, al territorio, all’economia verde e sostenibile.

Si tratta anche qui di un amore istantaneo sbocciato nottetempo nel cuore del Premier e della maggioranza, all’inizio della trattativa con l’Europa sulla ulteriore concessione di mezzo punto di deficit, pari a una decina di miliardi di euro da utilizzare nella finanziaria in corso d’opera.

In fondo, per dirla con Machiavelli, il fine giustifica i mezzi, e visto che la fame di soldi per far quadrare i conti è assoluta, si può diventare verdi se non per rabbia sicuramente per ipocrisia. Ecco perché diciamo gli arborigeni, perché pur di intortare sia la gente che i mercati, sullo sforamento di bilancio, ci si può improvvisamente innamorare sia del nemico peggiore e sia di una scelta che per anni è stata quasi sconosciuta. Non potrà sfuggire a nessuno che l’attenzione all’ambiente, al territorio e al verde, tradotto in termini diretti, voglia dire, passare dalla gomma al ferro, utilizzare al meglio le risorse naturali, esplorazioni e giacimenti, costruire termovalorizzatori, rinnovare la rete delle acque, colonnine elettriche urbane. Per non parlare degli interventi negli assetti idrogeologici, della manutenzione dei grandi parchi sia comunali che nazionali, l’eliminazione delle discariche abusive, dell’ammodernamento della rete viaria, elettrica, del rilancio, della salvaguardia e della valorizzazione delle coste.

Il Partito Democratico nei 5 anni di governo, solo per citare l’ultimo, su tutto ciò ha fatto poco o niente, poca cultura dell’innovazione ambientalista, poca manutenzione idrogeologica, delle strade, dei viadotti, poca valorizzazione del territorio dai boschi alle marine ai parchi naturali e artistici. Eppure di disastri purtroppo ce ne sono stati, così come di eventi sciagurati dovuti alla trascuratezza, alla incompetenza, alla mancata tutela e prevenzione, tanto è vero che la stessa Ue ci ha diffidati e ammoniti sul ritardo ambientale e infrastrutturale ecosostenibile.

Insomma, potremmo fare una lunga lista di colpevoli incurie che i cattocomunisti di governo hanno commesso, per non parlare dei grillini per i quali basterebbe citare l’esperienza livornese, torinese, soprattutto quella drammatica di Roma, ridotta oramai all’abbandono più totale. Nella Città Eterna infatti dai parchi, al verde urbano, alle piste ciclabili, al decoro dei quartieri e del centro storico, al trasporto pubblico non inquinante, è una vergogna, per non dire dell’assenza di colonnine elettriche, di controlli sui riscaldamenti a partire dagli edifici pubblici e comunali. Ecco perché parliamo di arborigeni di seconda mano, alla ricerca di risorse per sterilizzare l’Iva e per aumentare, anziché lo stimolo alla crescita e all’intrapresa, l’assistenzialismo elettorale, che non serve e che fa male.

State tranquilli che i campioni dell’ipocrisia ci riusciranno e imbroglieranno i conti, un po’ di miliardi green e la solita gragnuola di tasse assurde e impopolari, sui contanti, le merendine, sui vespasiani, pecunia non olet, sulle bibite frizzanti, sulle detrazioni più importanti, et voilà.

Del resto per i sinceramente green nulla di più bello che far vedere a tutti i sorci verdi, dimenticando, bontà loro, che al voto torneremo, presto o tardi.