Alitalia: a volte ritornano…

Delta Airlines non le ha mandate a dire: si dichiara disponibile a entrare nel board di Alitalia solo se Atlantia (sì, avete capito bene, la società che è già salita sul patibolo a gran voce e per opera del Movimento 5 Stelle dopo la vicenda di Genova) farà parte della squadra di soccorritori.

Per cui, o c’è Atlantia o ciccia. Conseguente si sta approssimando il bivio: o non ci sarà disponibilità della compagnia aerea americana, o il M5S – che ha pure il ministro dei Trasporti – dovrà abbandonare la sua crociata pauperistica verso i grandi gruppi industriali italiani, Benetton in testa.

Il Paese soffre perché le mirabilie annunciate a gran voce dal Governo gialloverde si stanno trasmutando, tutte e sempre di più, in pietose e clientelari elemosine. Anche perché le difficoltà sono il pane quotidiano per ogni trattativa; dove, ad esempio, lo stesso piano delle Fs è gradito ad Atlantia nel mentre, dall’altra parte del tavolo, si rilancia un “prendere o lasciare” che il gruppo ferroviario sta via via definendo con Delta.

L’abbandono di ogni salvataggio rapido “a casaccio” (come sarebbe quello operato da due soggetti del tutto privi di competenze aeree) e che dovrebbe porre i contribuenti italiani al sicuro dall’ennesimo saccheggio, invece, non pare affatto aver abbandonato le ampie praterie cervicali del vicepremier Luigi Di Maio, che si ostina a ricercare nella abbinata ministero dello Sviluppo Economico e Ferrovie dello Stato il mantra risolutivo di quello che sarebbe l’ennesimo errore sulla compagnia di bandiera.