Di piatto c’è solo il Pil

Sorvoliamo sul polverone per le notizie che la sinistra spara a zero sui presunti finanziamenti russi alla Lega, pettegolezzi beceri e nulla più. Insomma, si tratta di chiacchiere che i comunisti che di soldi veri dalla Russia, invece, se ne intendono eccome, mettono in giro per giustizialismo e basta. Tanto è vero che viene da pensare a quanto sia strana la storia dell’Italia. Oggi ad attaccare a testa bassa Salvini sono quelli “dell’oro di Mosca”, quelli dei finanziamenti illeciti a vagonate, ricevuti e documentati sui libri di Riva e di Cervetti, alla faccia della superiorità morale.

Eppure tant’è. La solita ipocrisia degli eredi di Togliatti, dell’informazione radical chic che li affianca, degli intellettuali di sinistra che li sostengono, insomma il bue che dice cornuto all’asino, un classico del cattocomunismo. Ecco perché noi che siamo liberali, sorvoliamo ed invitiamo tutti ad andarci piano con le accuse e le sentenze a prescindere sui rapporti tra Lega e Russia, fino ad ora si tratta di gossip allo stato puro e chi vivrà vedrà.

Quello che invece non è gossip per niente ma un problema permanente, è lo stallo dell’economia, lo zero di crescita, l’inedia e l’impoverimento che il Paese sta vivendo anche e soprattutto per colpa del governo. Parliamo chiaro, altrove si cresce mica per divinazione, i partner crescono perché la politica ha fatto scelte, ha preso decisioni a favore dello sviluppo, dello stimolo all’impresa, al lavoro, a vantaggio di chi investe e rischia in produzione. Ecco il motivo per cui gli altri salgono e noi scendiamo, del resto se il concetto di crescita dei grillini è di impoverire e colpire la ricchezza per arricchire i poveri, non cresceremo mai.

Da che mondo è mondo non c’è redistribuzione che possa bastare ad incrementare il Pil senza un aumento degli investimenti, della produzione, dell’occupazione, del volume dei redditi. Ecco perché non è vero che non vi sia più differenza fra destra e sinistra, fra liberali e cattocomunisti. La differenza c’è eccome. Da una parte il fisco è punitivo, deprivante ed aguzzino, dall’altra premiale, incoraggiante e temperato.

Tanto è vero che la diversità fra destra e sinistra si consuma proprio sul fisco e sulla giustizia, guarda caso la parte peggiore del nostro sistema Paese, la lotta antica fra garantisti e forcaioli, magistratura e politica, Stato e contribuenti. Senza una giustizia giusta ed efficiente, un fisco equo, stimolante, premiante l’intrapresa, non c’è ripresa, né fiducia nelle iniziative, né attrazione di capitali, c’è solo il timore, la fuga, il disinvestimento e lo scoraggiamento giovanile. I nostri ragazzi, infatti, vanno via.

Ecco perché con lo statalismo comunista dei grillini, il forcaiolismo del balcone, il principio dello Stato assistenziale e padrone a cui Salvini si è piegato scioccamente, non solo non cresciamo ma torniamo indietro. Per rilanciare l’economia, lo sviluppo, la voglia di fare non si può statalizzare, chiudere e bloccare, come con l’Ilva, la Tav, l’Alitalia, le Autostrade. Serve il contrario esatto, per questo e senza esitazione. Bocciamo sia il governo e sia il contratto.