Se la Germania facesse il populista

Il Consiglio europeo che sta per aprirsi a Bruxelles cercherà di definire anche - di fatto - quanta credibilità economico-finanziaria residua sia rimasta all’Italia: non pensiamo in merito a come siano stati utilizzati i denari di fatto esorbitanti, le parole d’onore ripetutamente (e da più leaders) date in ordine al controverso rapporto debito/Pil, ma bensì sul come e quando il Governo riuscirà a rispettare il percorso che ci è stato, di fatto, sino ad ora solo bonariamente suggerito.

Anche perché del tutto diverso rispetto a quello greco sarebbe il peso specifico che avrebbe il nostro Paese per l’intera economia continentale qualora una parte importante delle sue risorse fossero immobilizzate per pagare le sanzioni.

Un piombo frenante che non mancherebbe di avere una diretta ripercussione in primo luogo sulla Germania e sulla Francia. Soprattutto il primo di questi due Paesi detiene saldamente in mano le chiavi del condomino europeo ed è proprio questa nazione che subirebbe, forse, un colpo letale dal collocamento del Belpaese tra i “cattivi” dietro la lavagna.

Perché se proprio Berlino-Parigi e Roma sono stati gli assi portanti su cui si è fondata la logica di “Versailles”, la moneta unica fu concepita dai due Paesi mediterranei per frenare in qualche modo lo straripante peso economico teutonico.

Infatti è proprio l’opinione pubblica tedesca quella che vorrebbe che l’Euro fosse una sorta di “Supermarco” e - nella sua grande maggioranza - è proprio essa che pensa che la moneta unica non possa raffigurare affatto il proprio futuro economico: essendo - di fatto - una valuta “inquinata” dalla instabilità debitoria delle cicale mediterranee. Verranno gettate le basi per uno “scioglimento consensuale” del consorzio monetario?

Forse la domanda è del tutto prematura, oggi. Ma certo, ove la politica sovranista (del “no bail-out”, niente salvataggi) dovesse prevalere del tutto - e l’Italia è il vero “Cavallo di Troia” - l’Europa sarebbe stritolata da una crisi identitaria senza precedenti.