Un italiano in America

Così come nel film del grande Alberto Sordi, Matteo Salvini è andato in America alla ricerca di paternità, quella politica però. Bene, anzi male, il vicepremier dovrebbe sapere che in America o si è ricevuti dal presidente degli “States” o tutto rappresenta un gradevole subordine, poco più di un cordiale contentino. Per carità, non che Pompeo non conti, tutt’altro, ma l’investitura vera ci sarebbe stata solo attraverso un tea for two assieme a Donald Trump. Oltretutto in America sanno bene che l’alleanza coi grillini renda inevitabilmente monca la credibilità di Salvini, ecco perché la visita tanto magnificata in fondo è stata poco più di una ospitata.

Insomma, parliamoci chiaro, al dipartimento di Stato per certificare una strategia, un indirizzo condiviso sulla politica internazionale, serve ben altro che un incontro con un leader ai mezzi coi grillini. Ecco perché il nodo è sempre quello, è interno e basta, rompere con Luigi Di Maio e tornare al voto con tutto il centrodestra, che non solo dai sondaggi è straripante, ma elezione dopo elezione è sempre più vincente. Andare per cancellerie con alle spalle l’alleanza con un movimento veterocomunista espone solo all’indifferenza, bene che vada alla ininfluenza; insomma, è dato per scontato che ogni impegno possa essere cambiato dal volere pentastellato. Tanto è vero che ad ogni richiesta di Salvini se ne affianca una dei grillini esattamente opposta, statalista, pauperista e antiliberista, per questo da quando stanno assieme il quadro è peggiorato eccome.

Del resto è la storia della somma dei contrari, di una miscela disastrosa che ci ha gettati nel caos generale, basterebbe pensare all’ultima idiozia sul salario minimo, per farla breve dover fare un po’ per uno sta facendo male a tutti anziché a nessuno. Se al Governo ci fosse il centrodestra, ben altra musica ci sarebbe, Salvini negli Usa avrebbe incontrato Trump, come Silvio Berlusconi fece con Bush, perché non si tratta di ruolo, ma di maggioranza e di peso politico. Oltretutto ci avviamo alla fase più delicata dell’anno, non solo per la procedura con l’Europa, per la nomina dei commissari, per gli equilibri internazionali, ma per i fatti interni a partire dai conti e dalla prossima manovra. Sorvoliamo poi sulla giustizia di cui abbiamo scritto già, anche su questo ogni impegno di Salvini diventa inutile coi grillini, non gli consentiranno niente, come niente mai ha consentito la sinistra, ecco perché siamo arrivati alle vergogne che vediamo, altro che superiorità morale.

Dulcis in fundo, delle due l’una: o Salvini ascolta Giorgetti e manda i pentastellati ai giardinetti per tornare al voto e alla vittoria sicura del centrodestra, oppure il prossimo viaggio in America potrà farlo da turista.