Un voto magmatico

Le elezioni amministrative di domenica scorsa hanno confermato, ove ne avessimo ulteriore bisogno, la constatazione che il nostro voto - estremamente fluido a livello nazionale - diventa quasi magmatico a livello locale.

Sì, perché se è fuor di dubbio il fatto che le elezioni locali siano state da sempre un riferimento importante - in grado di confortare o dissuadere le leadership nazionali sul da farsi - oggi siamo in presenza di una assoluta provvisorietà che rende incerto il tutto a tutti.

Il vuoto concetto di fedeltà a un partito (o a una coalizione politica), com’è giusto che sia, è sempre stato l’elemento caratterizzante di consultazioni locali, che invitavano a esprimere un giudizio sul come fosse stato gestito il “giardino di casa tua”: se del caso cambiando giardiniere, ove il precedente ti avesse fatto morire le piante. Si poteva chiudere un occhio (fino alle storiche elezioni del 1975) per esigenze politiche “superiori”, ma da allora non accade più così. Sono saltate delle roccaforti storiche della sinistra (Ferrara) e si è palesato pure un qualche ritorno di fiamma.

Ma, di fatto, si sono tolti ai leader nazionali (sempre pronti a riempire gli spazi di talk show televisivi, che debbono anch’essi essere ripensato) dei punti di riferimento: per soppesare gli umori della gente e pure il valore delle strutture che li rappresentano sul territorio.

Così cambia la politica italiana e, a ben vedere, tutto ciò è il portato diretto della assoluta inesistenza di partiti che, se un tempo selezionavano all’interno uomini e programmi prima di sottoporli al pubblico giudizio, ora sono del tutto eterei, vaporizzabili e... “byttabili”.

A mezzanotte e dieci è finito tutto e, magari, se tu ti dovessi trovare - cinque anni dopo - ad incrociare per strada il sindaco che avevi votato e questi ti salutasse, tu diresti all’amico che è vicino a te: “Che vuole questo, il mio voto?”.

Questa fluidità (chiamiamola così) passi pure in politica, ma è assai preoccupante ove tocchi pure la vita di relazioni tra gli individui: laddove i concetti di famiglia (è recente una statistica sulla breve durata della vita in coppia), di amicizia, di comunità (con i diritti e i doveri che ne conseguono) e pure di Stato (le tasse servono per pagare tutta una serie di servizi pubblici che pure esistono), rischiano di vaporizzarsi per tutti.

Che il senso di insicurezza derivi da questo insieme di riferimenti che stanno saltando a tutti?