Guerra libica, tra la diplomazia di Conte e gli allarmi di Serraj

Giuseppe Conte ha avviato una trattativa diplomatica sulla Libia. Oggi sarà a Roma il vicepresidente del Consiglio presidenziale, Ahmed Maitig, invitato in Italia dal governo per una serie di consultazioni.

“Stiamo sempre seguendo – ha detto il premier – l’evoluzione in Libia. Oggi è una giornata molto impegnativa, siamo preoccupati, dobbiamo assolutamente scongiurare che possa proseguire questo conflitto armato. Abbiamo una precisa strategia, vogliamo una soluzione politica, farò di tutto perché tutti gli attori libici, ivi compresi gli esponenti della comunità internazionale, lavorino con noi per una soluzione pacifica”.

Intanto, un’autobomba è esplosa stamattina nella zona di Sidi Khalifa nel centro di Bengasi. Per il quotidiano Libya Observer l’obiettivo dell’attentato era il responsabile della direzione dell’antiterrorismo, il colonnello Adel Barghati. L’esplosione è avvenuta durante il passaggio del convoglio sul quale viaggiava Barghati, che è rimasto illeso. Frattanto, le forze governative libiche hanno abbattuto un caccia delle forze di Haftar nell’area di Wadi Rabie, a sudest di Tripoli. Il velivolo è stato colpito da un razzo terra-aria Sam. Secondo alcune fonti qualificate, il pilota si è lanciato col paracadute.

Negli ultimi giorni ci sarebbero stati almeno cento morti fra le truppe di Haftar che attaccano Tripoli. Le vittime fra i civili, invece, sarebbero almeno 160, fra cui trenta bambini. Domenica Haftar era volato al Cairo per incontrare il presidente egiziano Sisi. L’Egitto sostiene politicamente e arma la milizia di Haftar, e negli ultimi giorni ha perfino rifiutato contatti con il governo di Tripoli del presidente Serraj. Secondo i commentatori internazionali il viaggio di Haftar rappresenta un segnale di debolezza del generale.

Non a caso, l’esercito di Haftar comincia a perdere una serie di battaglie. Un’intera compagnia di Tarhouna si è arresa alle forze governative libiche sul fronte di Suani ban Adem, 25 chilometri a sudovest di Tripoli. La compagnia, composta da una trentina di militari, si è consegnata uomini e mezzi, tra i quali diversi pick-up e blindati, alla brigata 166 di Misurata, attiva nell’area.

Eppure, nel corso della notte, le forze di Haftar hanno lanciato cinque missili Grad sul quartiere di Abu Slim, a ridosso del centro di Tripoli. Lo riferiscono le autorità del municipio e numerosi residenti. Un missile ha centrato un’abitazione, causando almeno tre feriti, e distruggendo diverse auto parcheggiate nei pressi.

Frattanto, il presidente libico Fayez Serraj, in un’intervista ad alcuni giornalisti italiani (tra cui gli inviati di Repubblica e del Corriere della Sera), ricevuti nel palazzo del governo di Sikka Road, a Tripoli, ringrazia l’Italia “per aver tenuto aperta l’ambasciata, per mantenere in funzione l’ospedale da campo a Misurata, per il supporto politico che il governo Conte ci sta offrendo. Siamo di fronte a un’aggressione che potrà diffondere il suo cancro in tutto il Mediterraneo. C’è bisogno che Roma e l’Ue siano unite e ferme nel bloccare la guerra di aggressione di Haftar, che ha tradito la Libia e la comunità internazionale”.

L’allarme che ha lanciato Serraj è rivolto in particolare all’Italia: “Non ci sono solo gli 800 mila migranti potenzialmente pronti a partire, ci sarebbero i libici in fuga da questa guerra, e nel Sud della Libia sono già ritornati in azione i terroristi dell’Isis che il governo di Tripoli con l’appoggio della città di Misurata aveva scacciato da Sirte 3 anni fa”.

I consiglieri di Serraj hanno rivelato che nei giorni scorsi il ministero dell’Interno ha arrestato proprio a Tripoli un primo terrorista dell’Isis arrivato da Sebha, impegnato in una operazione di riconoscimento per individuare obiettivi da attaccare. Per Serraj, “l’azione a tradimento di Haftar porterà distruzione alla Libia e ai paesi vicini, non sarà possibile nessuna trattativa se non cesserà il suo attacco alla popolazione e se non si ritirerà”.