Antimafia demenziale

Nello stesso momento due episodi segnano col suggello dell’evidenza di una demenzialità ossessiva e intollerante dell’Antimafia e del suo potenziale devastante per la giustizia, l’economia e la civiltà nel nostro Paese.

Mentre dopo ben nove anni di accanimento giudiziario veniva dichiarata l’insussistenza dell’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione addebitata a Ottaviano Del Turco, presidente della Regione Abruzzo, arrestato all’epoca con quella infamante accusa fondata sulla tipica presunzione di colpevolezza “antipolitica”, con conseguente scioglimento della amministrazione regionale, è stato approvato il “Codice antimafia”, che, tra le coglionerie per le quali viene sbandierato come necessario strumento di lotta alla criminalità mafiosa e alla corruzione, prevede che le misure di prevenzione con le quali possano essere puniti gli indiziati dei reati di mafia (o colpiti, con immediati effetti devastanti, gli indiziati di essere indiziati), prevede tale trattamento per gli indiziati, e, intanto, per gli indiziati di essere indiziati dei reati contro la Pubblica amministrazione (corruzione, concussione, ecc.) commessi però mediante associazione a delinquere (cioè con indizio di tale associazione).

L’evidenza della confusione di idee e della dilagante asinità implicita nel mettere sullo stesso piano un reato tipicamente associativo, che presuppone e si manifesta in una sorta di marchio personale, quasi razziale di chi ne è ritenuto colpevole e un reato tipicamente “istantaneo”, seppure “incastonato” in un contesto associativo, sono evidenti. Essi si aggiungono all’assurdità del sistema della “persecuzione indiziaria” di tutte le “misure di prevenzione”.

Se il Codice antimafia fosse stato già in vigore, nove anni fa il sig. dott. Procuratore della Repubblica avrebbe chiesto e ottenuto il sequestro dei beni (ammesso che ne abbia) di Ottaviano Del Turco per il fatto della contestazione di un’associazione finalizzata alla corruzione che ci sono voluti nove anni a dimostrare inesistente. Ma non è detta l’ultima parola, assolto perché il fatto non sussiste va bene. Ma Ottaviano Del Turco è stato assolto sì dall’associazione a delinquere che non esiste, ma non è stato assolto dall’indizio di tale appartenenza, che, in quanto indizio, non ha bisogno che l’associazione esista davvero e sia mai esistita.

Se questa non è demenza legislativa e non solo legislativa è bene che gli psichiatri vadano a fare un altro mestiere. L’Antimafia komeinista e mafiosa traballa e mostra le sue crepe. La gente non ne può più delle panzane retoriche e delle concrete malefatte di questi sciacalli dell’Antimafia. I magistrati non privi di ragionevolezza cominciano a prendere le distanze dai loro colleghi fanatici e somari. Ma la politica continua ad assecondare le peggiori tendenze devastanti di una “giustizia di lotta”. Lotta contro la legalità e la certezza del diritto. E vota il Codice antimafia con le sue bestialità.

È ora che chi ha un po’ di coraggio lo dimostri, che ci si scrolli di dosso questa assurda e soffocante nuova, ipocrita e perversa forma di intollerabile totalitarismo. Parliamo chiaro ai nostri rappresentati politici, ai partiti, ai parlamentari. È nostro dovere.