Alfano chiude Ncd:<br />la fine di un inganno

Il Nuovo Centrodestra (Ncd) di Angelino Alfano ha chiuso i battenti. Al suo posto nasce Alternativa Popolare. Di là dalle facili ironie, bisognerebbe essergli comunque grati per aver posto fine a un fastidioso inganno.

Per tre anni il dibattito politico ha dato conto della presenza della formazione parlamentare, nata da un voltafaccia a Silvio Berlusconi, che pur definendosi “Nuovo Centrodestra” del pensiero politico della destra non aveva proprio nulla. La sua funzione si è risolta nel fare da stampella ai governi di centrosinistra che si sono alternati nel corso di questa legislatura. Ora che le previsioni indicano un ritorno del proporzionale, la pattuglia dei fuoriusciti da Forza Italia in cerca di ricollocazione prova a darsi un’identità riconoscibile. L’idea è di presidiare il centro del sistema nella convinzione, neanche tanto peregrina, che comunque vadano le cose alle prossime elezioni nessuno dei due grandi blocchi, di destra e di sinistra, avrà numeri sufficienti per comporre maggioranze stabili. Da qui s’imporrebbe il soccorso della pattuglia centrista che, in tale prospettiva, diverrebbe l’ago della bilancia di qualsiasi soluzione di governo. Alfano non fa mistero di avere in testa quest’unico obiettivo, tanto da teorizzarlo nel corso della presentazione del suo nuovo movimento. ”Andiamo avanti da soli, saranno gli altri a cercarci perché non avranno i numeri per governare”: questa la sua sentenza.

Messa così, al netto di ogni valutazione metapolitica sulla qualità dell’asserzione, non pare proprio che il nuovo soggetto si sia dato un ampio orizzonte ideale. Non è per banalizzare evocando l’antico motto italico: “Franza o Spagna purché se magna”, tuttavia la cifra dell’opportunismo sembra essere la ragione sociale della nuova ditta centrista. Qualcuno pensa che dietro l’operazione di riconversione vi sia la speranza di rivivificare l’esperienza della Democrazia Cristiana. Ma si può immaginare nel contesto attuale uno spazio d’agibilità politica per rifare la Dc? Pensiamo francamente che no, ciò non sia possibile e ogni tentativo in tal senso sia quanto meno velleitario, se non palesemente fasullo. Per alcune buone ragioni.

In primo luogo, la Dc si reggeva sull’esistenza di un dogma: l’unità dei cattolici in politica, che è stato cancellato dalla Storia. Inoltre, un quarto di secolo segnato dall’avvento e dal consolidarsi nella coscienza profonda degli italiani delle dinamiche connesse al bipolarismo non è trascorso invano, ma ha lasciato un’impronta indelebile nell’humus del Paese. I cittadini, che si sono abituati all’idea di stare da una parte o dall’altra, non fremono al pensiero di un ritorno alla palude del centrismo dove si sceglie, secondo convenienza, da che parte buttarsi. Negli elettori alberga il desiderio di conoscere con chiarezza le intenzioni dei politici investiti del mandato a rappresentarli. Anche il richiamo, piuttosto generico, che Alfano ha fatto a possibili matrici liberali e popolari non convince. Passi pure la storia dell’appartenenza al popolarismo europeo, visto che le maglie della grande famiglia continentale sono abbastanza larghe da comprendere tutto e il suo contrario, dalla signora Angela Merkel all’autocrate ungherese Viktor Orbán, ma con la tradizione liberale il giochino non funziona. Perché, per essere un minimo credibili, gli enunciati dovrebbero corrispondere alla prassi. Ora, come si fa a inalberale il guidone del liberalismo se poi si struttura un partito, in particolare nel Meridione, che è fautore di politiche assistenzialiste e di sperpero delle risorse pubbliche?

Alfano spera, usando lo specchietto delle primarie, di attrarre a sé la galassia delle micro-formazioni che gravitano nell’area moderata. Ma fa i conti senza l’oste. E il padrone della locanda, in questo caso, si chiama Silvio Berlusconi. Con lui in campo davvero i neo-centristi pensano di diventare un polo attrattivo? Il profeta Isaia diceva: “Dio acceca coloro che vuol perdere”. Se potessimo suggerire qualcosa ad Alfano e ai suoi sarebbe di cercarsi un buon oculista.