Netanyahu, il tramonto di un vero statista

“Non si può regnare ed essere innocenti”. Da questa regola non si scappa. Nessun politico, nessun governante ne è immune. Neanche Netanyahu. Le sue ultime dichiarazioni, molto rabbiose, sembrano gli ultimi ruggiti di un leone ferito e stanco. A prescindere da quello che sarà l’esito dell’inchiesta della magistratura israeliana, i capi di imputazione sono abbastanza gravi, è inconfutabile che la stagione politica del leader dello stato ebraico si stia chiudendo.

La sua carriera parte da lontano. Brillanti studi all’estero, una specializzazione nell’antiterrorismo, un fratello morto eroicamente nel raid di Entebbe, una scalata al potere inarrestabile che lo ha portato ad essere il primo ministro più longevo nella storia di Israele. Come ministro delle Finanze fece scelte coraggiose che portarono al paese grandi benefici sul versante economico.

In qualità di capo del governo ha saputo misurare con saggezza ed equilibrio, il ruolo dello stato ebraico nello scacchiere medio-orientale. È riuscito con intelligenza politica a siglare alleanze e avviare cooperazioni cruciali con l’India e con la Cina. Il dialogo silenzioso, ma efficace, con la monarchie del Golfo è merito suo, come a lui va ascritto il successo del riconoscimento americano di Gerusalemme come capitale eterna dello stato e del Golan.

È un uomo che ha saputo tessere relazioni internazionali con sagacia, e abilità. Nel rapporto con Hamas ha sempre cercato di utilizzare bastone e carota, cercando però sempre di evitare un conflitto di vasta portata che avrebbe causato molti morti da entrambi le parti.

Storicamente la gratitudine non è moneta corrente da parte dai popoli nei confronti deli loro governanti, basti pensare la vicenda di Winston Churchill eroe vittorioso nella seconda guerra mondiale che perse le elezioni nel 1945.

Nel caso di Netanyahu spero che il suo popolo abbia la coscienza politica e morale di riconoscere i grandi risultati conseguiti dal suo leader. Israele , e questo è inconfutabile, è oggi un paese più forte, economicamente, militarmente e politicamente. Sarebbe ingiusto non riconoscere che se la realtà è questa la responsabilità è senz’altro di chi l’ha guidata in questi anni.

Nell’ambito della sua vicenda giudiziaria non posso entrare, non conosco le carte; ma a prescindere da quello che sarà il verdetto finale, non posso sottrarmi dal rivolgere oltre che un pensiero rispettoso verso l’autorità giudiziaria che giustamente deve svolgere il suo ruolo nella totale autonomia, anche un grazie politico a Netanyahu.

È stato un leader che ha lasciato un impronta importante nella storia del paese. E questi sono i fatti, i fatti separati dai commenti.