Sondaggi in Turchia, Erdogan rischia il ballottaggio

Per Recep Tayyip Erdogan si fa dura. La strada che porta alla rielezione del presidente non è affatto semplice. Erodgan è al potere dal 2003. Dapprima, come premier, in seguito, come capo dello Stato. Quindici anni alla guida di quella che è stata più volte definita una “democratura”. A due settimane dal voto anticipato in Turchia, che attribuirà per la prima volta i nuovi poteri introdotti dal referendum presidenzialista del 2017, la maggioranza dei sondaggi pone Erdogan sotto la soglia del 50 per cento, necessaria per l’elezione al primo turno. Secondo la maggior parte degli istituti di ricerca, il gradimento per il capo dello Stato uscente oscilla tra il 42 per cento e il 48 per cento. In crescita, ma non sufficiente ad evitare un possibile turno di ballottaggio, in cui resta, in ogni caso, favorito.

Ma, com’è noto, il secondo turno, è sempre una nuova partita. Sonar accredita Erdogan del 48,3 per cento, in aumento rispetto al 42 per cento stimato dallo stesso istituto quindici giorni fa. Naturalmente, non mancano i sondaggi più favorevoli al presidente. Quelli in cui gli viene attribuito un consenso poco superiore al 50 per cento, che gli garantirebbe l’elezione al primo turno. Al momento, pare oziosa la domanda sull’ipotesi di vittoria dell’opposizione ad Erdogan. Ma costringere il presidente ai “supplementari” sarebbe considerato un successo dal principale competitor, Muharrem Ince. L’avversario diretto del presidente è accreditato di un buon 31,4 per cento. Nel voto parlamentare, il partito Akp di Erdogan è attestato al 42,2 per cento. Il suo partner dell’alleanza, il nazionalista Mhp di Devlet Bahceli, è accreditato del 7,1 per cento dei voti. Secondo il sondaggio, l’alleanza guidata dal Chp, il principale partito d’opposizione, raggiunge il 39,5 per cento.