Monarchia costituzionale e monarchia di fatto

La morte della regina Elisabetta, universalmente considerata una monarca illuminata, è stata rigorosamente conservatrice nella conduzione della monarchia nei 70 anni di Regno. Non ha mai derogato alla tradizione secolare della monarchia costituzionale del Regno Unito. Ha sempre rispettato i ruoli della politica democratica del suo Paese. Nel Suo lunghissimo regno, si sono ripetutamente alternati al potere i Laburisti e il partito conservatore (Tories). È stato assoluto il Suo rispetto dei ruoli e delle funzioni nelle dinamiche democratiche. Non si ricorda un Suo intervento suscettibile di influenzare il Parlamento o il governo.

Nel nostro Paese, invece, vige un regime dove il Presidente della Repubblica è diventato, motu proprio, un monarca di fatto. I presidenti che si sono succeduti: Oscar Luigi Scalfaro, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella non solo hanno influenzato la politica interna e quella estera ma si sono resi artefici di governi etero diretti quali: il Governo Dini, l’esecutivo Monti e infine quello di Mario Draghi. Hanno sempre motivato le loro decisioni facendosi forti del dettato costituzionale che prevede la formazione del governo in Parlamento. L’indicazione di voto del popolo sovrano (“la sovranità appartiene al popolo”) è sempre stato considerato un elemento di mero disturbo. Il capo dello Stato in Italia viene eletto con un mandato che ha la durata di sette anni e “formalmente” può essere rieletto. Non esiste al mondo un regime democratico che prevede il settennato di una carica così apicale! Pertanto, il presidente è svincolato da qualsiasi forma di mandato popolare diretto o indiretto. Una legislatura ha la durata di cinque anni.

L’attuale inquilino del Colle più alto è stato rieletto per ulteriori sette anni da un Parlamento ormai prossimo alla scadenza della legislatura e che non rappresentava più da tempo il sentire del corpo elettorale del Paese. Ciò nonostante “darà le carte” per la nomina del futuro presidente del Consiglio dei ministri ed avrà voce in capitolo sulla nomina dei ministri-chiave del nuovo esecutivo. In sostanza, potrà condizionare il nuovo governo sin dalla sua formazione. Il nuovo Parlamento, sulla base delle rilevazioni sulle intenzioni di voto degli elettori, avrà una composizione radicalmente diversa rispetto ai “grandi elettori” che lo hanno riconfermato alla Presidenza della Repubblica. È improcrastinabile una riforma costituzionale che preveda l’elezione diretta del capo dello Stato.

Altrimenti, è acclarato, che il voto degli elettori continuerà ad essere una fastidiosa consuetudine alla quale la monarchia di fatto, obtorto collo, non può sottrarsi.