Critiche a senso unico e spesso sbagliate

È più frequente e più facile criticare il centrodestra che la destra tout court. La complessità della destra, peraltro pluripartitica, si è accentuata quasi per ironia della sorte a partire dalla drastica riduzione di Forza Italia, che per anni aveva costituito una sorta di asse portante di Lega e Fratelli d’Italia. Un asse ma anche punto di vista diverso e un’opzione politica distante da entrambi i partiti “fratelli”. Le stesse, direi, ovvie differenze di Lega e di Fratelli d’Italia, ovverosia l’idea di destra di entrambi ne fa risaltare le distinte (e spesso distanti) finalità, sol che si pensi alla trasformazione del partito di Umberto Bossi caratterizzato dal nordismo con note secessioniste. E, ora, con un Matteo Salvini passato al nazionalismo con spinte anticomuniste. Una collocazione, questa, ideologicamente vicina a Fratelli d’Italia in marcia verso il conservatorismo e, dunque, entrambi in un ambito più facile ai dissensi che ai consensi.

Questo per premettere uno sguardo meno angusto alle destre – che storicamente sono state e sono tre – che fanno politica in Italia e che, secondo i sondaggi, vinceranno le prossime Politiche col Governo a portata di mano. Il che, tra l’altro, è l’appuntamento più decisivo, dopo il vicino voto per il Quirinale che dirà certamente qualcosa sugli atteggiamenti futuri di Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi.

In questo contesto, destinato a una ulteriore mobilità, le critiche maggiori o per lo meno le analisi meno serene sono destinate al centrodestra, con un “Carroccio inquieto”, un “FdI sotto pressione” e un “Cav in miniatura” con la dominante di quei dissensi interni di cui s’è detto. Ciò che stupisce è l’unidirezionalità di questi approcci critici, che lasciano del tutto immune un centrosinistra che non solo è vittima, grazie soprattutto a Enrico Letta dell’alleanza con Beppe Grillo, ma che fa di questa alleanza, escludendo da Carlo Calenda a Matteo Renzi qualsiasi altro apporto, l’unica politica presente e futura senza – a quanto pare – altri margini. Forse, anzi senza forse, per una profonda idiosincrasia di stampo renziano. Dunque incurabile, secondo Letta and Co.

Pertanto, come non vedere che su una difficoltà del genere, del tutto visibile e niente affatto tra le righe, si muove (si fa per dire) l’Esecutivo di una alleanza che sembra più al traino di Mario Draghi e senza apporti degni di questo nome, a parte le solite geremiadi sul bel tempo che fu. Su questi, come su altri temi non secondari, è difficile scorgere atteggiamenti e appunti mediatici o una critica degna nei confronti di una vera e propria débâcle ideologica che è del tutto probabile che diventi, in un prossimo futuro, una irrimediabile e meritata débâcle politica.