Dal M5S alla Lega: contraddizioni senza pentimenti

Viene spesso citato (pro domo sua, a quanto pare) il pensiero di Giuseppe Prezzolini secondo il quale “soltanto gli imbecilli non cambiano idea”. Può darsi, anzi è certamente realistica questa affermazione non fosse altro perché, a pensarci bene, è una presa d’atto di cambiamenti che hanno riguardato, da che mondo è mondo, qualsiasi enunciatore portatore di idee. E non solo. Ma per chi fa politica il “cambio” è o dovrebbe essere (usiamo il condizionale per la forza delle cose della Polis) quella che i nostri padri latini chiamavano lo sbocco finale per extrema ratio, ovvero il ricorso in extremis (appunto) dopo avere esaurito ogni altro tentativo. In realtà da molti anni, con l’avvento della Seconda Repubblica, un simile ricorso è usato e abusato, unito alla violazione del principio di non contraddizione, sicché la conclusione pare spesso assumere significati in completa contraddizione con l’assunto, ritenendo le immancabili osservazioni come una perdita di tempo, quando invece altro non sono che ovvie constatazioni di errori, per di più madornali.

La Lega ma soprattutto il Movimento Cinque Stelle brillano in questa panoramica e in questo complicato momento, così da diventare, le loro chiamiamole contorsioni, problema e soluzione al tempo stesso, anche se la “forza delle cose” sopracitata cela a quasi tutti l’oggettiva impossibilità di un simile sbocco, portando a livelli metafisici soluzioni che vengono addirittura date per scontate. È chiaro che a questo punto occorrono e soccorrono gli esempi.

È quanto mai suggestivo, a proposito delle incertezze della Lega sul Super Green pass a proposito del quale si è temuto fino all’ultimo il suo voto negativo, il letterale capovolgimento della scelta originale, così da far scrivere a caratteri cubitali (si fa per dire) su “Il Foglio” che il “sì” di Matteo Salvini al Super Green pass mostra uno spassoso punto di forza della sua leadership: l’incoerenza assoluta come unica garanzia di affidabilità. Un giudizio che trae forza dalla imbattibilità assoluta dello humour britannico per mandare un ulteriore messaggio nella felliniana “bella confusione” di questi giorni.

Ma che dire dei pentastellati e dei capovolgimenti addirittura a proposito dell’ultimo totem e tabù del Grillo pensiero da sempre ripudiato, maltrattato, insultato e parificato a un furto delle risorse cittadine: il leggendario 2 per mille? Un “no” oggi tramutato in “sì” da un Giuseppe Conte alla ricerca di una sede e di soldi, che ne implora perciò l’approvazione dai deputati sempre più restii a versare fondi alle casse del M5S. E che auspica, fra le righe, un ritorno al finanziamento pubblico dopo averlo combattuto e cancellato manco fosse una rapina, guadagnando in tal modo demagogico il sì di troppi ingenui che l’hanno premiato come quel primo della classe che, adesso, non sa cosa e come fare.

Alla faccia della rivoluzione promessa, alla faccia di tutti i cambiamenti assunti con la stessa identica fermezza con la quale avevano denunciato le malefatte del regime partitocratico al quale non avrebbero mai partecipato. Perché, come diceva Beppe Grillo poco più di un anno fa, il nostro vuole essere un modello “senza sedi, soldi e tesori”. Manca la citazione di Prezzolini sui cambiamenti di idea. Perché non lo conosce(va).