Certi messaggi da leggere fra le righe

C’è una vulgata politica secondo la quale molti messaggi dall’alto, specie dal Quirinale, oscillano fra il dire e il non dire, trattenuti da un istituzionale non possumus, avvolti da quella diplomazia come si compete ai super partes, rispettosi e custodi della Costituzione. Anche l’ultimo intervento di Sergio Mattarella rientra in questa categoria, tenendo presente la tradizionale riservatezza del presidente della Repubblica. Ma l’essere riservati comporta, negli ascolti degli interessati, una attenzione rispetto alle conseguenze implicite in una mal giudicata vaghezza assunta da pretesto dal sordo che non vuol sentire. Con una simile premessa, la lettura dell’ultima esternazione quirinalizia potrebbe essere vagliata fra le righe, un compito di spettanza soprattutto di certi politici verso i quali non mancano accenni ma dei quali, siamo certi, faranno finta di non intendere, rinviandoli ad altri quando, invece, parlano di loro stessi.

Ma andiamo con ordine e pensando ai tempi e in presenza di un esecutivo a dir poco traballante, sommerso da errori clamorosi rivelanti, come in Calabria, incapacità e sbadataggine degne delle barzellette, e non solo sui social. Siamo nel pieno di una epidemia che non sarà di breve durata e che deve essere affrontata da una grande consapevolezza da parte, innanzitutto, dai reggitori della cosa pubblica, il Governo, ma allargando corresponsabilità agli altri, agli uomini della Polis, ai politici di buona volontà e, in questo senso, l’appello al dialogo del Quirinale è chiaro pur nella sua generalità, escludente tuttavia qualsiasi ombra partitica. All’invito ad una ampia collaborazione ha subito risposto Silvio Berlusconi che si è dichiarato, e non da oggi, disponibile non solo al dialogo ma ad un aiuto al Governo, qualora in difficoltà dentro un Parlamento che ne rivela debolezza. Una risposta che, come ben sappiamo, non può non avere riflessi, conseguenze o veri e propri contraccolpi in un centrodestra dove sia Matteo Salvini che Giorgia Meloni nutrono totale sfiducia in un premier che, peraltro, li ricambia della stessa moneta. Parliamo di conseguenze per un Berlusconi che pur giurando fedeltà ai due, e sia pure in presenza nella sua Forza Italia di differenze, è ben consapevole che la strada da lui imboccata non è la stessa dei suoi alleati. E non solo in questo inizio del viaggio, ma nei suoi sviluppi quando si porrà, volente o nolente, il tema dell’allargamento della maggioranza cui premono Nicola Zingaretti e un Matteo Renzi alla ricerca di un centro in concorrenza con il nuovo movimento di Emma Bonino, Carlo Calenda e altri, più coerenti dell’ex premier rimanendo all’opposizione.

Sicché, nella lettura fra le righe del monito di Mattarella è anche possibile trovare l’eventualità di contraccolpi, più o meno vicini, che l’aspetto sottinteso della esternazione comporta, pur nella felpata sapienza dell’autore che, comunque, lascia capire come al momento non siano alle viste né rimpasti né governi di solidarietà nazionale ma “convergenza e collaborazione”. Per ora. Se le parole del Quirinale sono calate nell’attualità di un dramma dalla portata globale, nondimeno l’invito pressante ad evitare non solo mancanza di coesione, soffiate sul fuoco e presuntuose invulnerabilità contenga un monito per una politica – comprendente lo stesso Governo – non del tutto all’altezza dei tempi che corrono. Un Governo nel quale un M5S incapace persino di svolgere un congresso degno di questo nome, ha tirato in ballo l’occupante del Colle più alto di Roma mostrandosi, bontà loro, disponibile ad una sua rielezione ma alle proprie condizioni, cioè a termine, per qualche mese.