Palamara: uno che sa

Certo che Luca Palamara ne sa una più del diavolo. Del resto, come dice Woody Allen, chi la sa lunga è malvagio nel profondo del cuore. E il diavolo, è noto, conosce un sacco di cose.

A proposito di sapere... Palamara dice, sa “pezzi importanti” della storia che riguarda Silvio Berlusconi e, aggiunge, sa (pure) che il trojan, il micidiale strumento di intercettazione, è “nelle mani di persone che non sappiamo” e “ in alcuni momenti della giornata è perfettamente funzionante, in altri no”.

Cominciamo da Berlusconi. Se questo fosse un Paese civile, tutti (anche chi, come me, non votava per Forza Italia) esigerebbero di conoscerli quei “pezzi importanti”. È una questione di democrazia, visto che Berlusconi era il capo di un partito che rappresentava almeno il 20 per cento del corpo elettorale. Se non si tratta di un messaggio trasversale lanciato da un uomo in difficoltà, la vicenda deve essere chiarita.

Insomma: io pretendo di sapere.

Il trojan. Palamara ha scoperto l’acqua calda. Benvenuto nel club. Da anni ripeto che questo strumento di intercettazione è pericoloso e illiberale. In Germania lo possono usare soltanto nei casi in cui è a rischio la Repubblica Federale. Qui lo vorremmo distribuire come si fa con le mascherine chirurgiche e utilizzarlo per indagare anche sulle guide in stato di ebbrezza.

Non basta. Palamara – uno che “sa” – dice che “è nelle mani di persone che non sappiamo”. Perfetto. Ora è tutto chiaro: sappiamo anche noi, adesso.

Sappiamo che avevamo ragione. Sappiamo che il trojan – guarda caso – funziona in alcuni momenti della giornata e in altri no. C’è una manina “ che non sappiamo” che attacca e stacca. Avanti così .

Il tema di oggi è il “sapere”. Visto quante cose sappiamo?

Ora, però, sarebbe il momento di “fare”. Chiarezza, prima di tutto. Chiarezza per il bene della democrazia.