Le castronerie di Letta

Enrico Letta, ineffabile more solito, ha detto due cose – anzi: due castronerie – confidando sulla incompetenza politica e giuridica degli elettori. Cosa che, per quanto mi riguarda, è oltremodo urticante. La prima: “A causa di questa pessima legge elettorale e del taglio dei parlamentari, il centrodestra rischia di ottenere il 70 per cento delle prossime Camere con il 43 per cento dei voti”. La seconda, che della prima, secondo le intenzioni, dovrebbe essere diretta conseguenza: il centrodestra, forte di quella maggioranza, potrebbe “cambiare da solo” la Costituzione, introducendo il presidenzialismo, con grave rischio per la democrazia.

Tralasciando il fatto – immediatamente e universalmente rilevato – che la pessima legge elettorale in vigore è stata voluta dal Partito Democratico, cioè dal partito di cui egli stesso è segretario, Letta mostra di non conoscere il sistema maggioritario, nel quale le elezioni si vincono conquistando i collegi. In Inghilterra, ad esempio, funziona benissimo e nessuno, da molti anni, lamenta un vulnus alla democrazia. Al contrario, il sistema proporzionale – quantomeno quello che abbiamo sperimentato qui, per decenni – è causa di instabilità e produce alleanze così anomale da rendere pressoché ingovernabile il Paese.

Forse Letta preferirebbe il tanto vituperato Porcellum, quello originario, che assegnava il 55 per cento dei seggi alla coalizione vincente, con tanto di premio di maggioranza. Peccato che sia stato dichiarato illegittimo… (sul taglio dei parlamentari nulla dico, perché si tratterebbe di fare i conti, parlare di numeri, cosa che a Letta non piace).

Seconda questione: è la stessa Costituzione a esigere una maggioranza rafforzata per le modifiche alla Carta, pena la sottoposizione del testo novellato a referendum. Anche in questo caso, non c’è nulla di illegittimo o di pericoloso, a meno che – questo, però, è il personalissimo pensiero dell’ineffabile – si dia per scontato che una riforma a colpi di maggioranza sia da respingere tout court. Stando così le cose, Letta dovrebbe, ancora una volta, fare un paeniteat: fu il suo partito a votare con una maggioranza risicata e contro ogni logica una riforma cervellotica, destinata al naufragio referendario.

Detto questo, molti Paesi sicuramente democratici adottano il modello presidenziale, nel rispetto dei diritti di libertà dei cittadini. Insomma: si può essere democratici anche in un sistema presidenziale. Ma guarda un po’… D’altra parte, le elezioni qualcuno deve pur vincerle. Altrimenti, finisce che alla guida della Nazione ci va chi ha perso le elezioni e non ha raccolto neppure quel “misero” 43 per cento che tanto spaventa il transfugo della Gallia transalpina, il quale guida un partito che non vince elezioni da 20 anni e nonostante questo se ne sta al Governo, raccontandoci la favola che lo fa per il bene della democrazia.