Un Parlamento ai margini

Ora che la questione di Zingaretti sì Zingaretti no è divenuta pubblica tanto da ipotizzare una sua collocazione, quando non si sa, alla vicepresidenza del Consiglio, un ragionamento sulla sua grillizzazione risulta più attuale che mai.

A cominciare dal referendum sul drastico taglio dei parlamentari, cui il Partito Democratico era contrario, e divenuto cavallo di battaglia di un Movimento 5 Stelle che non ha mai negato, ma anzi sbandierato la sua ostilità sia all’istituzione di un Parlamento, sede della casta e luogo degli intrallazzi, sia alla esplicazione di quell’“uno uguale uno” che nel suo populismo da parata è appunto la negazione delle istituzioni costituzionali in nome, ovviamente, del popolo, o del pueblo per dirla alla venezuelana.

Il presidente Giuseppe Conte, espressione dei Cinque Stelle, ha accentuato sempre più la marginalizzazione del Parlamento – e il Covid-19 l’ha aiutato – rendendolo simile ad un ente inutile con la moltiplicazione di decreti che proprio in quanto decisi da un solitario, unico responsabile, sono diventati l’emblema di una sostituzione del confronto e del dibattito.

L’emergenza ha di fatto fermato anche le proteste di piazza per via di un provvidenziale (per Conte, s’intende) distanziamento che le ha rese luoghi di pericolosi contagi e, al tempo stesso, ha svuotato la sede istituzionale per la loro soluzione, cioè l’aula parlamentare, che, divenuta “sorda e grigia”, è stata chiamata alla semplice conversione di quei decreti intesi come informative per impedirne ogni votazione, senza mettere a rischio la maggioranza.

Un Parlamento così depotenziato ha di fatto collocato ai margini la stessa opposizione senza poter fare ricorso, se non episodicamente, alle repliche piazzaiole, anche queste autotransennate, cioè autolimitate nella loro stessa funzione necessaria al dispiegamento della democrazia. Si può dunque parlare di un vero e proprio antiparlamentarismo, di una negazione della più alta istituzione che in qualsiasi democrazia è la sede di ogni decisione presa con le garanzie di una concezione di ispirazione liberale; qualità e obbligo, questi ultimi, la cui assenza non è affatto casuale ma marchio inconfondibile del grillismo a sua volta contagiante del Pd. I cui colpevoli silenzi sulle diverse iniziative grilline, frequentemente di stampo giustizialista, denotano non solo la complicità ma il vuoto di iniziative e di idee tanto più obbligate quanto più sta iniziando la fase tre della ricostruzione.

C’è, al fondo di questo contesto, una totale assenza di cultura politica che è a sua volta il frutto di una mancata selezione, di una promozione di un personale da immettere nella Polis la cui preparazione è indispensabile allo svolgimento del ruolo nelle sedi appropriate, come Parlamento e Governo.

E quando si parla di ripresa, di nuova fase dopo il lockdown, di un futuro che è già iniziato, varrebbe la pena soffermarsi su queste carenze e su simili vuoti perché non è vero che l’uno vale uno e un ignorante ed inesperto è più pericoloso di qualsiasi nemico di classe.

E che prendere un futuro politico dalla strada è un male contro il Paese…