Italia politica e assenza di leader

Nel grande (e giusto) parlare di un film come “Hammamet” nel quale un regista di nome e di fatto ha messo al centro la figura di Bettino Craxi, sia pure al termine della sua esistenza, si è accennato, ovviamente per forza di cose, al ruolo svolto negli anni, e non solo di governo.

Ma se il ritorno all’attenzione di un politico, e del suo tempo, rivela che entrambi sono stati messi in sordina per quasi un ventennio e nel quadro sia delle tempeste giudiziarie sia dei cambiamenti oggettivi e storici derivati, non di meno sarebbe ora più consono esaminarne il perché primario.

Non serve, a questo punto, grazie anche al rumore mediatico delle celebrazioni, studiare ulteriormente dettagli e aspetti ma, semmai, sarebbe più interessante andare più a fondo proprio di un “perché” che è del resto evidenziato proprio dalla pressione massmediatica mettendoci, direi ovviamente et pour cause, l’ultima puntata di “Porta a Porta” che non solo grazie agli intervenuti ma in virtù di una gestione al meglio di un Bruno Vespa mai disattento, ha messo insieme i tasselli complessi ma necessari di una ricostruzione storico-politica.

Eppure di un qualcosa, almeno per noi che ci occupiamo proprio di mass media, si sente una certa di dimenticanza o, per meglio dire, di non completata analisi anche e soprattutto con paragoni e similitudini del giorno d’oggi. Non sono sufficienti, all’uopo, lodi e critiche di una leadership entrata comunque nel nostro comune giudizio, nel senso che non bastano a dare risposte esaurienti proprio al “perché” di fondo, alle ragione precipue di un coro, sia pure occasionato da una ricorrenza ventennale.

Il fatto è che emerge e s’innalza quella leadership in un quadro generale che staremmo per dire vuoto politicamente se non fosse anche e purtroppo destinato a durare per le più ragioni, a cominciare dal nostro sistema, media compresi.

È questo vuoto, questa latitanza, questa vera e propria assenza di leader politici – l’ultimo fu Silvio Berlusconi e tanta acqua è passata sotto i ponti – che soccorre nella spiegazione del ritorno di fiamma craxiano e ne stabilisce non tanto o soltanto i confini, ma mette in risalto un panorama della nostrana politica a dir poco desolante. Quando, per le più ovvie ragioni, volgiamo il nostro sguardo al corso che sta facendo o subendo la Polis da anni a questa parte, la desolazione di cui sopra è tanto più visibile quanto più se ne scorgono i cosiddetti protagonisti che offrono di sé e delle proprie iniziative, di governo e parlamentari, un tratto a dir poco penoso nella misura in cui non se ne vedono persino le ragioni fondanti e assolutamente necessarie sol che si pensi al complesso internazionale e mediterraneo.

La letterale scomparsa del nostro Paese nelle vicende di una Libia (ricordate la famosa “quarta sponda” ?) non soltanto divisa in due al suo interno ma ricomposta nel duo Putin-Erdogan alla faccia di Italia ed Europa, è l’emblema di una scomparsa ancora più vasta e più significativa e riguarda in una parola sola la “politica”. La sua assenza spiega quella dei leader o viceversa e far rimpiangere, come è accaduto in questi giorni, non soltanto la figura craxiana, ma quella dei partiti stessi che furono travolti dallo tsunami di allora e non sono più riapparsi dopo il dileggio che è durato anni e anni e che, tra l’altro, ha avuto nei grillini una punta di diamante distruttiva e insultante a proposito del loro potere, salvo poi finire a governarlo ma senza alcuna capacità, esperienza e idee.

La vendetta della politica, quella vera, è davanti ai nostri occhi ed è nient’altro che la sua assenza.