Ma la Cina è vicina o lontana?

Certo, immersi come siamo nel bailamme della finta politica d’oggigiorno, siamo a rischio di affogo nelle questioni per dir così più pressanti ed incombenti, insomma nelle acque torbide di un Marcello De Vito dalle arance giustizialiste facili, a un Luca Casarini, il (rieccolo!) no global della navicella “Jonio” nelle acque sicule. Esperto in occupazioni di università nonché titolare del locale dal nome gentile e accogliente “Allo sbirro morto”. E vabbè.

Intanto s’ode a destra uno squillo di tromba (più di uno al giorno) di un instancabile Matteo Salvini che ha capito fin troppo bene la lezione della videocrazia - tanto da assicurarsi una cattedra universitaria del settore - sfruttandone fino in fondo potenzialità e visibilità politiche seguendo comunque la linea del comizio che fu, ovverossia la tecnica della dichiarazione secca, della parola piena e mirata, della sloganistica ad effetto; tecnica mutuata da un Donald Trump che ne perfeziona giorno per giorno toccate e fughe.

“Arrestateli!” ha minacciato il leader della Lega l’altro giorno ai responsabili della nave a Lampedusa, carica di poveracci, peraltro ben vestiti e in ordine. Ma ha subito chiarito che “non lascerò mai morire nessuno in mare!”, chiudendo comunque con un avvertimento urbi et orbi: “Chi sbaglia, paga!”.

Salvini, giustamente “salvato” al Senato dall’accusa di sequestro di persona aggravato per la nave Diciotti, ha soprattutto a che fare con un’immigrazione via mare nella quale abbiamo assistito per non pochi anni ad un vero e proprio traffico di disperati, nel silenzio più o meno colpevole dei responsabili governativi di allora, ed ha capito, meglio di tutti, che nell’esercizio di attività denominate umanitarie si muovevano doppie ragioni per non dire bugie, a proposito della qualifica di naufrago a chiunque fosse a bordo di un natante nel Mediterraneo, con controlli e gestione mancanti di un fenomeno che ha costituito, da un lato una delle ragioni principali della crescita del dissenso nel Paese e dall’altro un incremento dei voti della nuova Lega. Certo, il consenso per Salvini è crescente, oggi, ma fino a quando?

Ma non dimentichiamo i Cinque Stelle. C’è Luigi Di Maio. O non c’è? È pur sempre il vicepresidente del Consiglio in nome e per conto di un movimento che sugli immigrati via mare sembra(va) per un’apertura totale, la stessa che ha ora imposto al Partito Democratico il suo il neosegretario Nicola Zingaretti affossando per la seconda volta la politica di Marco Minniti.

Si vedrà, come si dice in questi casi, tenendo conto della presenza televisiva ossessiva e ossessionante dimaiana che, in ossequio al collega “vice”, spara dichiarazioni a destra e a manca, ora volando alto nelle promesse ora precipitando terra terra nei fatti, ma pur sempre intonando inni a se stessi, al nuovo che avanza, ai primi della classe, soprattutto in giustizialismo. E in lezioni di democrazia, ça va sans dire.

Ed ecco risuonare, come in un’eco discordante, lo squillo santificante di Don Ciotti sulle note di un’accoglienza evangelica di e per tutti a cui il nostro direttore ha giustamente ribattuto che non solo è lecito affermare che il santo non ha sempre ragione, ma che un’accoglienza senza se e senza ma finisce col risvegliare il razzismo ma anche col garantire una fonte di alimentazione dell’industria della bontà e della solidarietà umana. Vox clamans in deserto mediatico, a quanto pare.

Ed è in arrivo il presidente cinese, Xi Jinping, la cui visita è di certo gradita ed importante, ancorché circonfusa di lodi, tripudi e osanna di cui il presidente Giuseppe Conte è il maestro d’orchestra con il coro di ministri e sottosegretari inneggianti all’illustre ospite e al popolo del suo Paese. Un coro di canti elevati al cielo dove sono proibite le stecche. Ma con qualche voce fuori dal coro, come quella dissonante di Dagospia: “La Cina è un Paese dove ti becchi tre anni di galera se scrivi su un blog, dove una rete di telecamere ti segue ovunque, e puoi viaggiare solo se hai un punteggio da cittadino modello, come in “Black mirror”. La Cina è lontana. O vicina?