Fisco, Bonomi: “La priorità è tagliare i contributi non l’Irpef”

La manovra scontenta tutti. Insorgono sia Confindustria che la Cgil. Carlo Bonomi critica la manovra e l’intesa sul fisco e indica una diversa strada. Il presidente di Confindustria, intervistato dal Corriere della Sera, propone di tagliare il cuneo riducendo di due terzi i contributi a carico dei lavoratori e di un terzo quelli sulle imprese. Secondo Bonomi, il “Piano nazionale ripresa resilienza può dare crescita aggiuntiva di un punto e mezzo, ma servono provvedimenti per la ripresa del Pil”. E sul taglio delle tasse afferma: “Otto miliardi sono pochi, ne servirebbero almeno 13”, sull’Irpef “non c’è reale sostegno alle fasce più deboli, lo sconto maggiore è sulla fascia reddito 40–45mila euro, per le imprese non c’è nulla”.

Quanto alla legge di Bilancio, “era e resta occasione per il rilancio del Paese. Purtroppo, se verrà confermato questo impianto, compresa la manovra sulle tasse, rischia di essere un’occasione persa” in quanto “le misure per spingere questa crescita non le vediamo. A partire dal fisco”. Dal 2022 le tasse scenderanno di 8 miliardi l’anno? “Otto miliardi sono pochi – sostiene –, ne servirebbero almeno 13”. E ancora: “Per le imprese non c’è nulla. Anzi, nel resto della manovra ci sono una serie di interventi che minano la crescita delle aziende” Alla domanda se Confindustria porterà le richieste nell’incontro chiesto al governo, risponde: “L’incontro ha senso per noi se è congiunto con tutte le parti sociali. Non vogliamo incontri separati”, “purtroppo, vediamo invece un certo nervosismo nei partiti, connesso con la partita per il Quirinale, che finisce per condizionare le scelte”.

D’altro canto, arrivano critiche al governo anche dalla Cgil. “La trattativa sul fisco – afferma il segretario Maurizio Landini – se c’è non può essere che ci convocano per dirci cosa ha deciso la maggioranza e per informarci. Il governo e i partiti devono sapere che se pensano che questo è il rapporto con i lavoratori non si va da nessuna parte. Non siamo disponibili a fare da spettatori”. Secondo Landini, “per fare una vera riforma fiscale servono più di 8 miliardi, questi primi 8 devono cominciare ad aumentare i redditi da lavoro e da pensione a partire da quelli più bassi, non ci può essere un’operazione che tutela i redditi medio alti”.

Ad oggi, “non abbiamo avuto alcuna possibilità di discussione”, aggiunge parlando da piazza Santi Apostoli a Roma per la manifestazione unitaria regionale sulla manovra, sottolineando che i sindacati ad oggi non hanno ricevuto la convocazione al tavolo sul fisco e che sono in attesa anche del confronto sulle pensioni. “Il governo si era preso l’impegno, c’è un evidente ritardo che va colmato già nei prossimi giorni”, afferma. Landini rimarca che tutti gli 8 miliardi devono andare per aumentare le buste paga ai lavoratori e gli assegni ai pensionati. Inoltre, “una vera riforma fiscale – sottolinea – si deve anche porre la questione della lotta all’evasione fiscale. È una questione di volontà politica quella di affrontare questo tema”.