Produzione industriale, Istat: “A picco il settore auto”

La produzione industriale a luglio registra il secondo calo consecutivo. Lo sostiene l’Istat attraverso i suoi dati. Si tratta di un calo dello 0,7 per cento su base mensile. La flessione congiunturale si verifica per il secondo mese consecutivo, mentre in termini tendenziali il segno meno ricorre ormai da cinque mesi. A eccezione dell’energia, tutti i principali settori di attività mostrano riduzioni, con un calo particolarmente marcato per i beni strumentali.

La produzione di autoveicoli a luglio scende del 14 per cento su base annua. Ma a giugno la caduta era stata ancora più forte. Nella media del trimestre maggio-luglio il livello destagionalizzato della produzione registra una flessione dello 0,3 per cento rispetto ai tre mesi precedenti.

L’indice destagionalizzato mensile - continua l’Istat - mostra un aumento congiunturale solo per l’energia (+1,3 per cento) mentre diminuzioni si registrano, invece, per i beni strumentali (-1,6 per cento) e, in misura più lieve, per i beni di consumo (-0,3 per cento) e per i beni intermedi (-0,2 per cento). Corretto per gli effetti di calendario, a luglio 2019 l’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali dello 0,7 per cento (i giorni lavorativi sono stati 23, contro i 22 di luglio 2018).

Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a luglio 2019 un aumento tendenziale accentuato per l’energia (+5,8 per cento) e più contenuto per i beni di consumo (+0,9 per cento). Diminuiscono in modo marcato i beni strumentali (-3 per cento) mentre più moderata è la diminuzione dei beni intermedi (-2 per cento).

Tra i settori di attività economica che registrano variazioni tendenziali positive l’Istat segnala le altre industrie manifatturiere, la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+6,4 per cento per entrambi i settori), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+5,1 per cento). Le flessioni più ampie si registrano nella fabbricazione di macchinari, attrezzature n.c.a. (-6,9 per cento), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,1 per cento), e negli articoli in gomma, materie plastiche, minerali non metalliferi (-3 per cento).