“Ora Basta!”, intervista a Marciano Ricci

“Non mi fido di questo Governo e tanto meno di questo ministro dei Lavori pubblici (Danilo Toninelli, ndr) che sembra non distinguere la rete ferroviaria da quella stradale”. Il giudizio di Marciano Ricci, titolare dell’impresa Europea 92, specializzata in grandi opere e infrastrutture, nonché sindaco di Montaquila in provincia di Isernia dal giugno 2018, non poteva essere più lapidario. E si riferisce alla promessa di smantellare questo Codice degli appalti che, anche a detta di tanti altri suoi colleghi imprenditori, sta diventando la rovina delle opere pubbliche in Italia.

Marciano Ricci il Governo Conte assicura che vuole smantellare questo Codice degli appalti come chiedono quelli del movimento “Ora basta!” cui pure lei fa riferimento. Perché allora tanto scetticismo?

“Sono le solite bufale pre-elettorali dei politici. Ora ci sono in ballo le europee e fioccano le promesse concilianti. Fanno finta di stare a sentire. Poi, una volta passate le elezioni torna tutto come prima, cioè nell’immobilità. Oramai non ci incantano più con le promesse”.

E quindi?

“Guardi non voglio dare l’impressione di essere anti governativo, però le opere pubbliche sono ferme tutte al palo. Come era d’altronde anche con il ministro Graziano de Rio. Solo che questo governo è pieno di incompetenti. Ad esempio io non posso fidarmi dell’attuale ministro delle infrastrutture che sembra non distinguere la rete ferroviaria da quella stradale”.

Anche lei è a favore della Tav?

“Io ero a favore anche del Ponte sullo Stretto di Messina. Quindi figuriamoci. Non fare queste opere costa più che farle. Le penali e le progettazioni si pagano comunque. Forse questo non rientra però nella vulgata delle varie analisi costi benefici”.

Quindi lei pensa che rimarrà tutto uguale?

“Se possibile peggiorerà con l’attuale ministro non poteva capitarci di peggio. Di infrastrutture non ci capisce niente. Siamo caduti dalla padella nella brace...”.

Quanto ha influito, su questo Codice degli appalti e sul varo dell’Anac, questo clima di criminalizzazione degli imprenditori?

“Purtroppo tantissimo. In maniera determinante. Sembra che imprenditore e corruttore siano sinonimi. Ora se l’Anac parte da questo presupposto il problema lo aggrava. La cosa strana con l’Anac è che se uno gli scrive neanche si degna di rispondere, ad esempio per chi chiede chiarimenti su procedure da seguire o meno. Poi un mattino qualcuno all’Anac si alza e ti manda la Guardia di Finanza ad arrestare l’imprenditore”.

Risultato?

“In questo clima il 70 per cento delle grandi imprese di infrastrutture, Astaldi, Condotte, Grandi opere, Cooperative stanno in concordato preventivo. Solo nell’ultimo anno nel settore si sono persi centomila posti di lavoro cui devono aggiungersene molti di più nell’indotto... e questi ci promettono un nuovo Codice? Ma come facciamo a fidarci?”.

Cosa si potrebbe fare?

“Il problema è la pubblica amministrazione che non paga o lo fa con ritardi enormi e questo manda con le gambe all’aria le grandi imprese come quelle che ho su nominato e queste ultime si trascinano dietro a cascata tutta la filiera. Questo porta alla morte del settore e alla perdita di posti di lavoro che diventa persino difficile da calcolare. Per di più ormai le banche non ci fanno credito e pretendono praticamente la garanzia statale per permetterci di lavorare. Se lei mi chiede cosa si potrebbe fare le rispondo così, con una sfida: quei soldi che si danno a provvedimenti assistenzialisti come il reddito di cittadinanza li mettano invece a garanzia dei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese, di tutti i tipi, non solo del mio settore e così le banche potrebbero tornare a non avere il “braccino corto”.

E questo basterebbe a rialzare l’economia italiana?

“Sarebbe una grande boccata d’ossigeno. E se aggiungessimo pure il taglio di quel maledetto cuneo fiscale allora sì che il circolo da vizioso diventerebbe virtuoso e attrarremo anche i “famosi” capitali esteri che al momento si tengono lontani dall’Italia se non per mangiarsi in un sol boccone le imprese in crisi”.