L’Ambasciatore del Regno del Marocco è intervenuto presso la stampa estera a Roma per illustrare le prospettive, le tematiche e lo stato dei rapporti con il nostro Paese. L’iniziativa ha affrontato e analizzato il nuovo contesto geopolitico attuale in relazione agli scenari globali che interessano l’area del Mediterraneo, in particolare. Gli stessi rapporti “fra Italia e Marocco sono antichissimi, fin dagli anni Trenta gli italiani hanno scelto di andare in Marocco, quindi c’è un rapporto molto stretto. Esistono accordi, l’ultimo nel 1995, in cui si prevede una totale reciprocità per trattamento non discriminatorio degli individui fra i due Paesi. Esiste quindi una grande integrazione. Sono quasi 70mila gli imprenditori marocchini che danno lavoro agli italiani”, ha illustrato l’Ambasciatore.

“Attualmente il Marocco è un Paese in cui gli Africani emigrano, sono quindi soggetti agli stessi problemi di immigrazione. Il decreto prevede, tutto a carico del Marocco, le spese e le risorse per gestire la sicurezza dei flussi migratori, molto di più di quanto il Marocco riceve dall’Unione europea”, ha aggiunto Abouyoub. Il successo del Marocco lo si deve al suo importante sviluppo economico. D’altronde, il Marocco sta svolgendo passi enormi nel mondo del traporto, con un investimento di 70 miliardi di dirham, oltre 6 miliardi di euro. L’inaugurazione del primo treno ad alta velocità in Africa, Al Boraq, si è avuto a fine novembre permettendo di collegare Casablanca e Tangeri in 2 ore e 10 invece delle 4 e 45 dei treni di linea.

Una parte del progetto di punta del grande piano di rilancio di strade ferrate e stazioni. La prima linea tra Casablanca e Tangeri è stata inaugurata le settimane scorse dal presidente francese, Emmanuel Macron, e dal re del Marocco, Mohammed VI. Secondo quanto riportato da Arab News, il treno può raggiungere 357 chilometri orari. La linea è costata circa 23 miliardi dirham, due miliardi di euro, finanziata al 50 per cento dalla Francia attraverso diversi prestiti. Le Ferrovie dello Stato marocchine vogliono incentivare il traffico, soprattutto sulle linee veloci, puntando a un obiettivo di 6 milioni di passeggeri. La logistica e i traporti viaggiano contemporaneamente con lo sviluppo del settore primario e secondario.

Il Marocco è abbastanza favorito quanto a risorse economiche, specie nei riguardi dell’agricoltura e del settore minerario. Sia l’attività agricola sia quella estrattiva ricevettero un forte impulso all’epoca coloniale, quando l’irrigazione fu estesa mediante la costruzione di dighe sui principali corsi d’acqua e vennero introdotte nuove colture commerciali; si diede allora anche avvio allo sfruttamento dei giacimenti di fosfati, per i quali il Marocco è oggi il terzo produttore del mondo, e furono incrementate le comunicazioni terrestri e marittime. Solo di recente però si è provveduto a potenziare in modo decisivo anche l’industria, creando vari nuovi poli di sviluppo.

L’industria è in via di sensibile espansione; le aree di produzione delle materie prime e i grandi centri portuali sono le zone di più intensa industrializzazione. Hanno particolare rilievo i settori basati sulla trasformazione di materie prime di produzione locale, come l’alimentare (oleifici, zuccherifici, conservifici, pastifici), il tessile (cotonifici), il conciario, il chimico (fertilizzanti soprattutto, ma anche acido solforico), la manifattura di tabacchi; si sono inoltre registrati sensibili progressi nei settori siderurgico, metallurgico, cementiero, petrolchimico, meccanico, cartario e della gomma.

L’Ambasciatore ha ricordato anche la promozione delle eccellenze artigianali del Regno, come la lavorazione dell’Argento che riguarda sia il Nord che il Sud del Paese. L’appello dell’Ambasciatore è quello della cooperazione economica, far comprendere ai Paesi del nord del Mediterraneo, compresa l’Italia, che si necessita di una nuova visione economica e politica del Mediterraneo, abbandonando le logiche colonialiste o neo-colonialista e adottando metodi di sana cooperazione economica e apertura commerciale, per la crescita di tutta la fascia del Mediterraneo e uno sviluppo forte del Nord Africa.