L’Europa a due velocità
ci renderà poveri a vita

di Ruggiero Capone

11 marzo 2017ECONOMIA

 

Ieri l’Italia s’è destata con la lieta notizia del notevole calo della disoccupazione, sia per gli “over 50” che per gli “under 35”. A dichiararlo è stato l’Istat, stesso ente statistico che qualche giorno fa aveva stilato un pessimo quadro del nostro Paese, fatto di crisi perdurante, disoccupazione in aumento e incremento della povertà diffusa. Ieri il brusco dietrofront. E in tanti hanno pensato a un assist nei confronti del Partito Democratico renziano, una sorta di aiutino per far percepire al Paese che l’Italia va meglio e che potrebbe essersi concretizzato il tanto sbandierato “effetto Renzi”: in troppi reputano che certe notizie vengano diffuse per spingere gli italiani a votare il Matteo fiorentino alle primarie del Pd. Dove sarà mai la verità? Resta il fatto che Confcommercio e Confesercenti negano (in buona compagnia della Cgia di Mestre) che vi sia stata una diminuzione della disoccupazione; anzi parlano di ulteriore calo dei consumi, di minore disponibilità economica per le famiglie.

Di fatto si sta armando una terribile trappola in danno degli italiani, ovvero creare un “partito del popolo italiano” che assorba il consenso democratico con bugie mediatiche, e per poi obbedire ai signori dell’Ue che stanno organizzando l’Europa a due velocità. Che, per dirla con i conti della serva, significa che i Paesi poveri pagheranno in natura il prezzo di permanenza nell’Ue e nell’Euro, mentre quelli ricchi andranno lasciati tranquilli a produrre mercanzie e prodotti finanziari vietati agli Stati meno abbienti. Per dirla in soldoni, i Paesi poveri diverranno il campo profughi (o favelas) d’Europa assorbendo tutti i migranti e mantenendoli, mentre quelli ricchi assurgeranno a regioni blindatissime e aperte solo ai cittadini Ue ricchi. Di fatto la Germania non vuole che l’Italia sia più “la prima della classe” nel campo manifatturiero, e il Belpaese viene azzoppato usando un misto di migrazione e divieti in nome delle norme Ue nei settori dell’artigianato e dell’industria.

“L’Italia è favorevolissima all'Europa a due velocità proposta dalla Germania” ha detto Paolo Gentiloni, contento del ruolo sempre più marginale che viene assegnato alla Penisola. Al vertice di Versailles, Angela Merkel, François Hollande, Paolo Gentiloni e Mariano Rajoy hanno partorito l’Europa a due velocità, che di fatto relega l’integrazione tra europei ed extracomunitari nelle sole aree povere dell’Ue. Una manovra che la Germania aveva già orchestrato prima del vertice di Malta, dove la cancelliera Merkel ha lanciato l’idea di un doppio Euro a tutto vantaggio delle economie ricche: quindi non un ritorno alla lira, ma la creazione di un Euro di serie B che permetta alle economie forti del Centro-Nord dell’Ue di essere sempre più ricche e, parimenti, di imprigionare in una sorta di limbo le economie più deboli del Sud Europa (Italia, Portogallo, Grecia, Cipro).

Di fatto si vuole che l’economia italiana non riagganci i livelli di ricchezza toccati nel 2007 (anno prima della crisi) e per evitare che il Belpaese non si svincoli dal ruolo disegnato dai potenti d’Europa con la complicità dei potenti del mondo: questi ultimi stanno lavorando, con la complicità del faccendiere-finanziere Soros (l’uomo che paga i barconi della speranza), a far fallire il Belpaese per appropriarsene a prezzi da fallimento dopo che una corte europea dichiarerà il default dell’Italia.

Ecco che i potenti d’Europa (complice parte della classe dirigente italiana) lavorano perché non venga superata la fase recessiva: ecco perché il debito pubblico italiano continua a salire in valore assoluto e in rapporto al prodotto interno lordo (133 per cento), nonostante la Banca centrale europea abbia azzerato i tassi (consentendoci di rifinanziarci sui mercati a costi quasi nulli). A questo va aggiunto che i burocrati europei stanno lavorando a riempire l’Italia di multe dell’Ue, e per cifre iperboliche: se si sommassero debito e multe si addiverrebbe a considerare l’Italia non più degli italiani e, ironia della sorte, i suoi cittadini irreparabilmente schiavi dei poteri forti europei.

In conclusione, Berlino vuole salvare l’Ue schiavizzando i Paesi più poveri. Un senso di sudditanza che di fatto fa venire meno la ragione stessa per la quale l’Europa è stata costituita. Un programma tutto orchestrato dal duo Juncker-Merkel, che punta a trasformare l’Italia nella metafora cara al principe di Coblenza (von Metternich-Winneburg-Beilstein) alla vigilia del Congresso di Vienna: “Una pura espressione geografica”.